L’AQUILA – Fumata bianca nella Confindustria L’Aquila: con sette voti a zero, e tre assenti al voto, il consiglio direttivo ha dato l’ok alla terna di vice presidenti composta da Filippo Angelini, di Poste Italiane, Pasquale Angelucci, di Enel, e Alberto Monfredini, imprenditore di Avezzano.
Terna proposta ieri dal presidente designato Riccardo Podda, sostenuto dal presidente uscente Marco Fracassi, responsabile risorse umane della Thales Alenia Space dell’Aquila, eccellenza nel settore dell’industria dell’aerospaziale, ha avuto la meglio su Fabrizio Famà, direttore Risorse umane e Affari generali di LFoundry, impresa di Avezzano che produce componentistica per alta tecnologia.
Per la Confindustria il voto di oggi significa uscire dall’impasse, e dal rischio di ritrovarsi in un pantano di nuovi veleni e spaccature interne, dopo che ieri, come riferito da Abruzzoweb, la terna dei vice non è stata possibile eleggerla per mancanza di numero legale.
Contattato da Abruzzoweb Podda si è detto soddisfatto del risultato, negando che “ci siano spaccature nella Confindustria, ma solo normali e fisiologiche differenze di vedute”.
Ha anche rivelato che la maggioranza è anche più solida, in quanto lui oggi, impegnato per lavoro a Roma non ha potuto votare.
Podda non ha voluto aggiungere altro, ricordando di essere ancora presidente designato. La ratifica ci sarà infatti nel pomeriggio di giovedì 31 gennaio, da parte dell’assemblea generale. Ma a questo punto si tratterà solo di una formalità.
L’intoppo di ieri, a cui ha fatto seguito l’intervento degli organi nazionali, ci sarebbe stato sulla scelta dei tre vice presidenti: la rottura ci sarebbe stata perché i papabili delle tre poltrone sarebbero appartenenti alla maggioranza con due su tre di grandi aziende pubbliche, quindi con nessuna concessione per la opposizione. Molti consiglieri hanno così abbandonato la seduta, la maggioranza ha pensato di continuare e ratificare ma poi un consulto con Roma avrebbe consigliato di soprassedere. Oggi il superamento dell’impasse.
A dividere la Confidustria aquilana è la fusione con i cugini di Teramo. Più volte rimandata, e poi che ha avuto l’ok a metà novembre.
Il duo Podda-Fracassi è infatti strenuo sostenitore della fusione. Famà è invece molto tiepido davanti all’ipotesi della fusione, come parte significativa del mondo industriale aquilano, che teme di perdere centralità e autonomia decisionale, a vantaggio dei cugini teramani.
Il progetto preparato nei minimi particolari a fine 2017 con un documento in cui si prevedevano cariche e tempistiche, era saltato infatti nel febbraio scorso, quando il Consiglio direttivo avrebbe dovuto varare la decisione, in una seduta passata agli annali, a causa della presentazione di un dossier con accuse mai dimostrate nei confronti del direttore Carlo Imperatore, che poi si è dimesso avviando un contenzioso condito da una pesante richiesta di risarcimento danni. Ma oramai la strada verso la fusione sembra essere segnata.





