L’AQUILA – “All’Aquila, tre giorni dopo il terremoto, è stata fatta una raccolta fondi, ma dei 500 mila euro non esiste un rendiconto e non si sa che fine abbiano fatto”.
Così Maria Paola Iannella, ex consigliere delle piccole e medie imprese di Confindustria L’Aquila, sul cosiddetto “fondo Rivisondoli”, frutto della generosità di mezza Italia per le imprese terremotate.
Una storia che si è tinta di giallo che è stata rilanciata dalla trasmissione Report di Rai Tre e che pone Confindustria L’Aquila come maglia nera nazionale in quanto a trasparenza. Una vicenda che fa il paio con quella dei Qip (Quick impact projects), gli interventi di microfinanza a fondo perduto (per un totale di 410 mila euro) dedicati nuove iniziative imprenditoriali nel cratere sismico per i quali fu denunciata una gestione personalistica.
“Non ne ho contezza perché stiamo parlando di qualcosa che si è perso sul territorio”, ha detto Antonella Mansi, vice presidente per l’organizzazione di Confindustria nazionale. Ignora che fine abbia fatto il “fondo Rivisondoli” anche il direttore provinciale Carlo Imperatore.
“All’epoca, essendo i primissimi giorni dopo il sisma, una delle filiali bancarie più vicine era Rivisondoli e alcuni associati erano suoi clienti, la scelta fu quindi dettata da esigenze logistiche – spiega la Iannella ad AbruzzoWeb – I fondi raccolti furono tenuti fermi un paio d’anni, e nel 2011 girocontati sul conto ordinario di Confindustria L’Aquila, ma erano su un conto dedicato destinato al tessuto economico quindi avrebbero dovuto esserci delle destinazioni specifiche e andavano rendicontati a parte”.
“Già Innocenzo Cipolletta, direttore nazionale di Confindustria fino al 2000 – aggiunge la Iannella – in una circolare del 1997 ribadiva che anche organizzazioni private in base al Codice civile, che regola i rapporti tra privati, hanno l’obbligo di rendicontazione”.
“Della destinazione del ‘fondo Rivisondoli’ se ne è perduta la traccia, una volta che sposti dei fondi da un conto dedicato ad un conto ordinario ci puoi fare quello che vuoi, non essendoci la rendicontazione separata come impone la legge non sappiamo cosa ci sia stato fatto”, aggiunge.
Confindustria ha rivendicato tra gli ultimi successi l’approvazione del Jobs act, ma da quanto svelato dalla trasmissione Rai sono in tanti a lamentarsi della carenza di risultati e così da tempo l’organizzazione deve fare i conti con una lenta, inesorabile emorragia. Come in provincia dell’Aquila, dove si è registrata la clamorosa defezione di LFoundry svelata proprio da questo giornale. (m.sig.)





