L’AQUILA – “Siamo di fronte ad un paradosso: il lavoro c’è, mancano i lavoratori. Ne mancano 382mila”.
Lo sottolinea il presidente di Confartigianato, Marco Granelli, oggi all’Aquila, presentando un approfondimento sulle ‘4A’, i settori di punta del made in Italy: alimentare, abbigliamento, arredamento e automazione; che valgono “383,8 miliardi di export pari al 60,1% del totale nazionale” ma “rischiano di rallentare per carenza di manodopera: oltre un’assunzione su due, il 53,2%, è difficile da coprire”.
Granelli si trova nel capoluogo regionale per partecipare alla Giornata nazionale della cultura artigiana, celebrata quest’anno e per la sua quinta edizione all’Aquila, all’auditorium del Parco, con il convegno “Artigianato anima del Made in Italy”, organizzato da Confartigianato Imprese.
Insieme a lui il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, con il sottosegretario di Stato, l’aquilana Fausta Bergamotto, il presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, il sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, il presidente di Confartigianato L’Aquila, Angelo Taffo, il presidente di Fondazione Symbola, Ermete Realacci e il sociologo ed economista Mauro Magatti.
Nel dettaglio, le “4A” del made in Italy – Alimentare, Abbigliamento, Arredamento e Automazione – generano 383,8 miliardi di export, un fatturato annuo di 819,5 miliardi di euro, un valore aggiunto di 220,8 miliardi, contribuendo al 16,1% del valore aggiunto privato nazionale e a quasi tre quarti dell’intera ricchezza prodotta dalla manifattura. Ma questo patrimonio è a rischio per la carenza di lavoratori: su 719mila richiesti dalle imprese non se ne trovano 382mila.
I DATI DEL RAPPORTO
I dati del rapporto presentato oggi da Confartigianato all’Aquila, certificano il peso di un sistema che conta 393mila imprese e 2,87 milioni di addetti. Il cuore pulsante di questo motore è l’artigianato, che rappresenta il 54% delle aziende del comparto con 212.141 realtà operative.
Questo ecosistema produttivo non è solo un pilastro della tenuta interna, ma il vero volto dell’Italia nel mondo: l’export delle “4A” ha toccato quota 383,8 miliardi di euro, incidendo per il 60,1% sulle vendite estere totali e pesando per il 17,9% sul Prodotto Interno Lordo nazionale.
La leadership economica del comparto vede in testa l’Automazione e meccanica, che genera il 56,5% del valore aggiunto totale del perimetro (124,8 miliardi) e realizza quasi la metà delle esportazioni con 189,6 miliardi di euro. Seguono l’Alimentare con 35,3 miliardi di valore aggiunto e una crescita dell’export del 5,4%, l’Abbigliamento e moda con 34,7 miliardi e l’Arredo e legno con 25,9 miliardi. La capillarità artigiana è il tratto distintivo di questi settori: nell’Arredo e legno quasi due imprese su tre (63,9%) sono artigiane, mentre nell’Automazione la quota tocca il 53,9%. A livello territoriale, il contributo degli addetti artigiani delle “4A” all’intera economia non agricola è guidato dalla meccanica (1,3%) e dalla moda (0,8%), con una concentrazione dimensionale che vede il 57% degli occupati impiegato in micro e piccole imprese con meno di 50 addetti.
Il paradosso di questa crescita risiede nella cronica carenza di capitale umano: nel 2025 le imprese delle “4A” hanno richiesto 719mila lavoratori, ma per ben 382mila di questi (il 53,2% delle entrate previste) il reperimento è considerato estremamente difficile, un dato superiore di oltre 6 punti percentuali rispetto alla media dell’economia. Le criticità maggiori si registrano nella metallurgia e prodotti in metallo, dove la difficoltà di reperimento sale al 64,2%, seguita dai macchinari (56,6%), dal legno-arredo (55,8%) e dalla moda (55%). Analizzando le professioni tecniche necessarie al processo produttivo, il gap tra domanda e offerta diventa allarmante: risulta introvabile l’81% degli specialisti di saldatura, il 78,8% degli addetti ai macchinari per l’abbigliamento, il 73,6% degli installatori elettromeccanici e il 72,9% degli attrezzisti di macchine utensili.
L’emergenza manodopera colpisce anche i mestieri identitari del saper fare italiano, con il 70,8% di difficoltà nel trovare artigiani delle calzature, il 69,7% per panettieri e pastai e il 67,9% per i falegnami. In totale, per le 25 professioni più richieste, le posizioni scoperte o difficili da coprire ammontano a 220.690. Come sottolineato dal Presidente di Confartigianato Marco Granelli, per preservare un sistema che trasforma la materia in valore economico misurabile, è indispensabile colmare questo divario attraverso una strategia che rimetta al centro la formazione tecnica e la cultura del lavoro artigiano. Solo garantendo il ricambio generazionale nelle imprese l’Italia potrà continuare a sostenere un export che oggi cresce nonostante le incertezze globali.





