ROMA – Denis Cavatassi, il ristoratore di Tortoreto (Teramo) condannato a morte in Thailandia con l’accusa di essere il mandante dell’omicidio del suo socio in affari, Luciano Butti, “non vantava alcun credito” da quest’ultimo.
A sostenerlo sono la famiglia Cavatassi e il loro legale Alessandra Ballerini spiegando che “il credito di 200 mila euro non si capisce da dove sia saltato fuori”.
I familiari dell’imprenditore precisano inoltre che Cavatassi non abbia pagato una somma di 3.500 euro a uno dei camerieri implicati nel delitto. Che non abbia cioè fatto quel bonifico a uno dei tre thailandesi condannati che, secondo i giudici, costituirebbe la prova del coinvolgimento dell’italiano nella morte del socio.
“In realtà – sottolinea la famiglia – Denis gli ha pagato lo stipendio e un anticipo di quello successivo attraverso bonifici bancari per un totale di 700 euro. L’anticipo era stato richiesto dal dipendente e giustificato da gravi esigenze familiari”.
Denis, precisa infine la famiglia, “non è in carcere dal 2011 bensì dal gennaio 2017. Fu inizialmente incarcerato per circa 5 mesi nel 2011 ma poi rilasciato. Da allora è stato libero, tranne 10 giorni nel dicembre 2015 dopo la sentenza di primo grado in cui fu di nuovo incarcerato ma poi di nuovo rilasciato su cauzione”.





