L’AQUILA – Nuove polemiche si abbattono sul “concorsone” per l’assunzione a tempo indeterminato di 300 persone da assegnare agli enti impegnati nella ricostruzione.
Dopo la bufera che si è scatenata sulla prova in seguito alla pubblicazione da parte di un sito web di una simulazione di uno dei quiz, con relativa risposta, che potrebbero essere sottoposti ai 17 mila candidati, e dopo che lo stesso sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, ha presentato una denuncia alla procura affinché si faccia chiarezza sull’accaduto, nuove grane sono all’orizzonte.
In particolare, è la prova del concorso dedicata alle figure professionali di architetto e ingegnere a creare qualche problema: la data del test è fissata per il 20 novembre, stesso giorno in cui a livello nazionale si svolge l’esame di Stato di abilitazione all’esercizio delle due professioni.
Una coincidenza che viene a creare una situazione che favorisce, ovviamente, quella parte di candidati non impegnati in una delle due prove concorsuali che servono per l’iscrizione ai due ordini.
Inoltre, per la partecipazione al ‘concorsone’, non è richiesta l’abilitazione professionale: per questo motivo è possibile che siano in molti, non ancora abilitati, ad aver fatto domanda per l’esame di Stato e, contestualmente, per il concorso aquilano.
A segnalare questa ‘coincidenza’ è un lettore, Marco Andriani, che in una nota fa notare come “sarebbe auspicabile che, in sede di autotutela, le amministrazioni interessate provvedessero a spostare una delle due date di rispettiva competenza, evitando in conclusione la loro coincidenza e permettendo in tal modo ai tanti giovani disoccupati, ma di alta qualificazione professionale, di poter accedere ad entrambe le procedure”.
Il ‘concorsone’ non sembra avere dunque vita facile: nonostante il Formez, società organizzatrice del concorso, abbia rassicurato sulla regolarità delle procedure, continuano a fioccare i ricorsi.
Dopo il primo cittadino dell’Aquila, anche la Uil provinciale ha annunciato di rivolgersi in procura e sarebbero almeno tre i ricorsi presentati da gruppi di lavoratori davanti al Tar del Lazio. Elisa Marulli



