L’AQUILA – Il prezzo della legge di stabilità? Lo pagano i Comuni e per L’Aquila rischia di essere 7 milioni di euro, dicono il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente e l’assessore al Bilancio Lelio De Santis.

Per questo, con la collaborazione dell’Anci Abruzzo e nazionale, si è deciso di dare inizio a una mobilitazione, che per il momento consisterà nel presentare emendamenti alla legge di stabilità attualmente al vaglio del Parlamento ma tornata in commissione Bilancio di palazzo Madama. Non si escludono comunque, in caso le richieste dei Comuni vengano ignorate, azioni più incisive e “iniziative eclatanti”.

È categorico, De Santis: con in mano un prospetto dei numeri della vecchia “finanziaria” e dei bilanci dei Comuni, elaborato dall’Anci nazionale su dati del ministero degli Interni, preannuncia senza mezzi termini che, “se la legge non verrà profondamente emendata, sarà inevitabile per il Comune caricare di nuove tasse i cittadini, già esasperati da una situazione post-terremoto sempre più ingestibile”.

“Il ‘pasticcio’ tributario su Tarsu, Tares, Trise e via dicendo, unito all’abolizione della seconda rata Imu – continua De Santis – è, di fatto, un modo trovato dal governo per scaricare l’aumento della pressione fiscale sui Comuni. I quali, secondo i dati presentati, incidono sulla spesa e sul debito pubblico italiano ben poco, rispettivamente il 7,6 e il 2%, mentre per esempio le Regioni sono responsabili di un buon 18 % della spesa pubblica e le Pensioni pesano ben più del 30 %”.

I sindaci chiedono “di superare l’attuale impostazione  e introdurre la ‘golden rule’, una regola che vincoli i Comuni all’equilibrio di bilancio, ma non imponga più di creare avanzi che mortificano e sacrificano la spesa per investimenti”.

“Dal 2008 al 2011 – rimarca De Santis – il Comune dell’Aquila, peraltro nel gruppo di quelli più virtuosi, ha subìto tagli di stabilità per quasi 17 milioni di euro, a causa delle varie finanziarie e leggi di stabilità che via via sottraevano risorse ai Comuni. La situazione di quest’anno è ancora più grave: si prospettano per la città 7 milioni di tagli, calcolati erroneamente anche sui fondi erogati per spese di protezione civile legate alla ricostruzione”.

“Per il nostro Comune è vitale chiudere i bilanci prima possibile, per ottenere i fondi della ricostruzione, e si capisce che la situazione diventa sempre più insostenibile. Per mantenere il bilancio in pareggio – mette le mani avanti l’assessore – sarà quasi certamente necessaria l’ennesima stangata fiscale, anche se non se ne riesce a capire ancora esattamente la forma, dato che il Governo, anche per ragioni di propaganda, cambia idea ogni giorno”.

Cialente ricorda che “i Comuni sono la prima linea, il ‘front office’, i primi a essere additati dai cittadini se le cose vanno male, perché forniscono i servizi di tutti i giorni, e devono continuare a fornirli anche in presenza di tagli di risorse molto consistenti, come in questi ultimi anni. Tutte le responsabilità sono demandate ai sindaci, ma ci si ordina di ‘non incidere sul bilancio’”.

Il primo cittadino racconta poi di un espediente, suggeritogli all’ultimo incontro dell’Anci da Vincenzo De Luca, sindaco di Salerno e sottosegretario alle Infrastrutture, per chiudere il bilancio in tempo: “Il Comune approva un bilancio praticamente a caso, dopodiché De Luca ‘precetta’ la Giunta tra Natale e Capodanno per un maxiemendamento che aggiorni il bilancio sulla base di ciò che sarà deciso in finanziaria. Non escludiamo di fare così anche noi!”.

“Tutte le contraddizioni di un Paese allo sbando si riversano sui Comuni – conclude Cialente – Vengano i commissari del Governo all’Aquila, a vedere, a prendere il mio posto per un anno: non potranno fare a meno di capire che ci stanno mettendo in una situazione insostenibile. C’è bisogno di rivolta, e oggi con l’Anci abbiamo compiuto il primo passo. Azioni eclatanti seguiranno”. (red)