PESCARA – Scoppia il caso al Comune di Pescara sulla proposta di intitolare una piazza o una via a Stefano Cucchi, il giovane geometra romano deceduto il 22 ottobre del 2009 durante la custodia cautelare, caso tornato con forza nella cronaca italiana dallo scorso 31 ottobre a seguito di una sentenza della Corte d’Appello di Roma che assolve tutti gli imputati del processo.
”Le piazze e le vie – afferma Paganelli – vengono intitolate a personaggi che hanno dato lustro alla città, che si sono distinti per meriti particolari e che hanno raggiunto livelli di grande professionalità ed eccellenza internazionale, nazionale e locale, uomini e donne che sono considerati da esempio per le giovani generazioni”.
”Non si tratta di voler trasformare qualcuno in un eroe – è però il pensiero di Paganelli – ma solo di una proposta fatta per non dimenticare una pagina buia”.
Per D’Incecco, però, Cucchi ”non può essere considerato un esempio da ricordare con una dedica in città ed anzi in questi casi la politica dovrebbe tacere, per permettere un sereno svolgimento delle fasi processuali. Soprattutto perché ci si trova di fronte ad un caso che non presenta certezze e in cui si rischia di strumentalizzare il dolore di una famiglia”.
Nel 2013, la Corte d’Assise aveva condannato in primo grado quattro medici dell’ospedale “Sandro Pertini” di Roma, a un anno e quattro mesi e il primario a due anni di reclusione per omicidio colposo (con pena sospesa), un medico a 8 mesi per falso ideologico. Assolti sei tra infermieri e guardie penitenziarie, i quali, secondo i giudici, non avrebbero in alcun modo contribuito alla morte di Cucchi.






