PESCARA – Acque sempre più agitate al Comune di Pescara: scampato per ora il blitz delle opposizione ma sempre a rischio di spallata finale, il sindaco, Luigi Albore Mascia, caccia con ferma cortesia Giovanna Porcaro, assessore alla cultura in quota Udc, rea di essersi schierata con i consiligeri congiurati.
Ma il suo destino resta appeso a un filo, o meglio a una firma mancante nella lista dei dimissionari, arrivata a quota venti su 40 consiglieri. La firma di Maurizio Acerbo, consigliere di Rifondazione Comunista, o anche quella di Fausto Di Nisio del gruppo misto, che lo hanno finora graziato.
Come se non bastasse Albore Mascia, candidato sindaco in pectore di Forza Italia allle elezioni del 25 maggio, deve subire anche l’offensiva del Nuovo centrodestra che ieri con Gaetano Quagliarello ha rilanciato ancora una volta la canditura alternativa e ritenuta più forte e credibile di Guerino Testa, presidente della Provincia, come contropartita chiesta a Fi all’appoggio a Gianni Chiodi nella corsa delle regionali.
Oggi in tarda mattinata il sindaco ha revocato l’incarico di assessore alla Porcaro, delegata alla Cultura, colpevole, spiega, “di aver scelto di partecipare alla conferenza stampa convocata dal capogruppo Vincenzo Dogali, con parte dell’Udc e i Liberali, evidentemente scegliendo la linea di Dogali”.
“Ieri – ha rivelato il sindaco – dopo che la parte dell’Udc che fa capo al capogruppo Dogali ha firmato dinanzi al notaio la sfiducia nei confronti della mia maggioranza di Governo, la Porcaro si era dichiarata disponibile a dimettersi dall’incarico di assessore, ma esprimendo durante la seduta di giunta la propria disapprovazione in riferimento all’iniziativa di Dogali e di quella parte dell’Udc che oggi sta confluendo in un unico gruppo con i Liberali. In virtù di quella disapprovazione dichiarata, ho chiesto alla Porcaro di riflettere per ventiquattro ore per capire se volesse intraprendere un percorso diverso e restare nell’amministrazione di centro-destra, restando in giunta, ma dichiarando pubblicamente la propria disapprovazione e presa di distanze da chi sta lavorando per mandare a casa la nostra amministrazione comunale”.
Questo non è accaduto e dunque Mascia ne ha tratto le conseguenze, ringraziando comunque l’assessore Porcaro per “ l’impegno e la collaborazione profusi sino a oggi, per il lavoro svolto in occasione del Festival dannunziano e per l’anno dannunziano”.
La maggioranza di Mascia resta comunque appesa ad un filo. Maurizio Acerbo ribadisce oggi i motivi che lo hanno per a non firmare le dimissioni. Ma non escude ripensamenti.
“Cosa accadrà se a Pescara arriverà il commissario? – si chiede Acerbo – I pescaresi dovranno ripianare il 14 milioni di euro di deficit di cui parlano i Revisori dei conti?. C’e’ una situazione da valutare che riguarda le conseguenze della sofferenza finanziaria esistente il Comune. Il presidente del consiglio dovrebbe convocare una riunione con sindaco e capigruppo su questo aspetto . Verificato cio’ decideremo se firmare o meno, ma se si rischia un aumento ipotetico delle tasse non firmo nulla”.
Inoltre e’ ancora da definire se, in caso di dimissioni contestuali dei 21 consiglieri, si voterà il 25 maggio prossimo o tra un anno. Su questi punti Acerbo attende di avere maggiori informazioni.
L’atro consigere da cui dipende il destino di Albore Mascia, ovvero Fausto Di Nisio, invece, annuncia che sta ancora ragionando se firmare o meno. Di certo non si dimetterà “se le elezioni rischiano di spostarsi di un anno” e di certo, sottolinea con forza, “non ho fatto il salto della quaglia. Il mio interesse primario e’ rappresentato dai cittadini. Questa amministrazione ormai e’ finita, non può fare più nulla”
E sono proprio lo spauracchio del commissariamento e dello slittamento delle elezioni, le uniche carte rimaste in mano al sidaco per restare in sella fino al voto.
Appellandosi al senso di responsabilità dei consiglieri di maggioranza e (sopratutto) di opposizione al fine di per portare a termine il mandato, Albore Mascia ribadisce infatti che il ministero dell’Interno non ha una linea univoca e il voto potrebbe addirittura slittare al 2015. E che commssiariamento sarà inonimo di paralisi amministrativa e nuove tasse per i pescaresi.





