L’AQUILA – In Consiglio comunale Marco Tiberio è stato il primo degli eletti del suo partito, l’Mpa, con 500 voti. Un consenso popolare che, però, non lo ha fatto desistere dal proposito di dimettersi e lasciare spazio ad Antonello Passacantando (“al quale faccio i migliori auguri di buon lavoro”), la cui surroga sarà ufficializzata nella prossima riunione dell’assise civica.
I motivi della sua scelta sono fondamentalmente due: da tempo i suoi interessi si sono trasferiti sulla costa, a Francavilla al Mare (Chieti) dove vive con la compagna Stella e dove sta cercando di avviare una piccola attività imprenditoriale, e una sorta di disillusione della politica, anche se comunque non rinnega il suo passato e la sua vicinanza al vice presidente vicario del Consiglio regionale, Giorgio De Matteis.
“Nella mia scelta di dimissioni non c’è nulla di personale, né contro il partito né contro De Matteis, che stimo e secondo me rimane il candidato ideale per le prossime elezioni amministrative all’Aquila. – spiega Tiberio – La cosa che mi ha un po’ deluso, però, è lo stato della politica attuale. I problemi nazionali si evidenziano in maniera ancora più accentuata a livello locale”.
“La realtà – si confessa l’ex consigliere comunale nonché ex consigliere provinciale – è che i consiglieri comunali riescono a fare poco o nulla rispetto a quelle che sono le reali intenzioni e motivazioni che hanno perché troppo spesso devono seguire scelte e orientamenti che sono dettati dalle segreterie e dai partiti”.
In Consiglio comunale, è un dato oggettivo, Tiberio non è mai stato tra i più presenti in aula.
“E’ vero e non nascondo i miei sbagli e i miei errori – spiega l’esponente Mpa – Ma spesso c’era la consapevolezza di essere impotenti di fronte a decisioni che sembravano già prese, sulle quali i consiglieri non avevano alcuna voce in capitolo. Per questo non mi sentivo di andare in Consiglio o in commissione: i soldi che mi sarebbero spettati non meritavo di prenderli perché sentivo di non poter fare quello per cui i cittadini mi hanno votato. Per come la vedo io si potrebbe fare molto di più con meno spese”.
“Penso ad un Consiglio che ha 40 consiglieri. Troppi. E anche se saranno 32 nella prossima consigliatura come prevede la riforma, a mio avviso, sarà un numero spropositato. Mi piacerebbe, inoltre, che i cittadini possano votare anche gli assessori. In questo modo, a mio avviso, verrebbero scelte le persone più capaci. Del resto se al Governo c’è un gruppo di tecnici vuol dire che un valido professionista può essere anche un buon politico. L’importante è che faccia delle scelte”.
Sull’attività svolta prima e dopo il terremoto dall’attuale sindaco, Massimo Cialente, Tiberio si sente di rimproverare poche cose: “Non mi sento di condannarlo. Certo, avrebbe potuto fare di più, ma penso che sia stato bloccato da un sistema partitocratico che gli ha impedito di operare e fare scelte. Io non condanno chi agisce. Siamo uomini e tutti possono sbagliare. Condanno, invece, chi non si muove”.
Tiberio si è mosso, lasciando comunque una finestra aperta sulla sua città natale “Spesso torno all’Aquila e, comunque, ripeto: per poter rinascere l’unico sindaco all’altezza è Giorgio De Matteis” ha detto Tiberio, figlio dell’assessore provinciale all’Ambiente Giuseppe, che ora sulla costa può dedicarsi alla sua attività di imprenditore e curare un’altra sua passione, la scrittura.
“Ho scritto anche un libro, ma ne parleremo quando lo pubblicherò” saluta scherzosamente l’ormai ex consigliere comunale. (g.a.)






