L’AQUILA – “Da vecchio studente di giurisprudenza ho imparato dal procuratore generale Nicola Trifuoggi che la mafia si riconosce prima di tutto dai comportamenti, a cominciare dall’annientamento di chi diventa scomodo, che a farlo fuori sia una pallottola di lupara o la macchina del fango”.
Inizia così la lunga e amara riflessione che l’ormai ex capo di gabinetto del Comune dell’Aquila, Pierpaolo Pietrucci, ha affidato a Facebook dopo essere stato silurato dal sindaco, Massimo Cialente.
Alla base della rottura ci sarebbe il mancato rispetto da parte di Pietrucci del diktat sulla frequentazione di un giornalista locale che, secondo quanto si è appreso, sarebbe il direttore dell’Editoriale Peppe Vespa.
A tal proposito Pietrucci scrive: “I giornalisti (categoria alla quale appartengo essendo iscritto all’Ordine) frequentano il Comune e io parlo con loro, come con tutte le altre persone, sia fuori che dentro, cosa che rientra nei doveri del Capo Ufficio di Gabinetto, che costituisce una cerniera tra il vertice politico e l’apparato amministrativo da una parte e quelli che sono i naturali interlocutori della pubblica amministrazione”.
“Inoltre – scrive ancora su Facebook – quello che esce sui giornali il giorno dopo non lo sappiamo e quindi io dovrei togliere preventivamente il saluto a tutti i giornalisti, nell’ eventualità o nel dubbio che l’indomani le testate su cui scrivono possano condurre attacchi contro l’amministrazione. Appartengo ad un’area e ad un partito politico la cui storia è fatta di donne e uomini che hanno dato la vita per difendere la libertà e in primis la libertà d’informazione, anche quando andava contro i propri interessi”.
Per l’ex capo di gabinetto “l’esiguità della motivazione rispetto alla enormità delle conseguenze e a fronte di anni in cui mi sono sudato una fiducia che Massimo Cialente ha avuto mille modi per verificare, anche rispetto a questioni delicate e complesse, mi portano a pensare che talvolta, quando i giovani smettono di fare numero e rivendicano il diritto di parola e anche di dissenso, contro i poteri forti, diventano scomodi e vittime del ‘tiro al piccione’. Purtroppo devo constatare come anche all’Aquila si ricorra a prove di forza, come quelle che si sono viste ad altri livelli, in tempi bui, per il paese, nel timore scomposto di un rinnovamento della politica che si vuole soltanto a parole”.
“La storia dirà chi ha regione sperando che le ragioni, come purtroppo è accaduto in passato, non vengano comprese troppo tardi. Da domani per me inizia un nuovo percorso, sempre a servizio degli aquilani, gli unici dei quali mi sento dipendente. Resta l’amarezza di continuare a pensare di aver pagato piú per le mie idee e per ciò che ho avuto il coraggio di affermare, che non per la mia condotta”. (e.m.)





