L’AQUILA – Aspettando il gruppone del Pdl. È questa la ragione d’essere di almeno cinque gruppi di centrodestra all’interno del Consiglio comunale dell’Aquila.
Si tratta di Forza Italia, Alleanza nazionale, Democrazia cristiana per le autonomie (il “partito personale” di Gianfranco Rotondi poi confluito nel Pdl), Liberal democratici (stesso destino, era il partito di Lamberto Dini quando mollò Romano Prodi e cambiò schieramento) e lo stesso Pdl, che già esiste ma è una scatola vuota.
Di questi, Pdl, Dca e Ld sono monogruppi. Mini-formazioni politiche, composte da un solo consigliere, che, come spiegato da AbruzzoWeb, succhiano via risorse, tra spese e gettoni di presenza, e complicano il funzionamento della macchina amministrativa.
Il partito unico di centrodestra si è presentato per la prima volta in ambito nazionale già alle Politiche del 2008, quando l’attuale consiliatura era in carica da circa un anno. Ma in tre anni, all’Aquila, Fi e An non si sono mai fuse.
Il gruppo del Pdl è nato con un solo componente per iniziativa di Pierluigi Tancredi, ed è rimasto monogruppo anche dopo l’arrivo al suo posto (causa dimissioni) di Raffaele Tripoli Cavaliere.
E in attesa che i fronti si ricompongano, tra mille trattative che non è detto portino alla riunificazione prima delle prossime elezioni, i tanti monogruppi non si toccano.
Diverso il caso di Futuro e libertà e della Destra, che rappresentano partiti del tutto autonomi dal Pdl e promettono di attrarre nuovi consiglieri. Anche se, per ora, sempre monogruppi di centrodestra sono.
CAVALIERE (PDL): ”IL CAPOGRUPPO BERLUSCONIANO SONO IO”
“Io sono il capogruppo del Pdl, sono gli altri che si dovrebbero iscrivere a questo gruppo”. Non ha dubbi Raffaele Cavaliere che, complice l’autoesilio di Tancredi, è diventato a sorpresa (non era stato eletto, all’inizio) depositario di una carica molto importante.
Non c’è dubbio che, se si vuole procedere a una riunificazione del più grosso partito di centrodestra prima della fine della consiliatura, bisogna trovare prima un accordo con lui.
“Ho la tessera – spiega ancora – sono sempre stato berlusconiano, quando sono entrato al posto di Tancredi ho voluto capire che succedeva, ma non succedeva niente, così mi sono incazzato e il gruppo l’ho fatto io”.
“Un gruppo unico del Pdl si dovrebbe fare – ammette – invece gli altri rimangono dentro Fi e An e così di gruppi ce ne sono tre”.
TIBERI (LD): ”TRATTIAMO PER IL GRUPPO UNICO MA PER ORA STO QUI”
“Per ora resto nel gruppo Liberal democratici in attesa che nasca il gruppo del Pdl”.
Piuttosto che confluire nel Gruppo misto, preferisce stare nel mini-gruppo Ld Alfonso Tiberi, già assessore di centrodestra con Biagio Tempesta, ma che aveva cominciato questa consiliatura eletto con l’Italia di mezzo: lo scomparso schieramento, capeggiato a livello nazionale da Marco Follini (oggi del Pd), che a livello locale sosteneva il candidato sindaco Angelo De Nicola.
Quanto alla nascita del gruppone pidiellino, Tiberi spiega che “ho preso parte a varie riunioni, stiamo trattando finché non riusciremo a sistemare questa faccenda e riunificarci. È ora di un cambiamento, 23 gruppi sono troppi, su”.
TINARI (DCA): ”VA BENE QUALSIASI GRUPPO PURCHE’ SI LAVORI”
Quello che promette di mollare immediatamente il monogruppo Dca, dove per ora sta, è Roberto Tinari, eletto nel 2007 tra le fila dell’Udc, che sosteneva il candidato sindaco di centrodestra, Maurizio Leopardi.
Spiega di aver volutamente creato un monogruppo, di un partito che oggi non esiste più e che, tra l’altro, alle elezioni sosteneva un altro candidato sindaco, Luca Bergamotto, per sfruttare il privilegio di prendere parte a tutte le riunioni delle commissioni consiliari. Non per il gettone di presenza, dice, ma per saperne di più. Ma i consiglieri comunali di qualsiasi gruppo possono liberamente assistere a tutte le commissioni anche se non ne fanno parte, se vogliono informarsi.
“Sono entrato nel gruppo Dca – spiega Tinari – per poter partecipare a tutte le commissioni: volevo sapere cosa si fa in Comune e prendere parte al Consiglio con consapevolezza di quello che succede”.
Quanto al futuro, “sono disponibile a entrare in qualsiasi gruppo, basta che si faccia qualcosa per L’Aquila. Dopo il terremoto – conclude – non mi frega più niente dei colori politici, posso andare pure con il centrosinistra, purché si lavori”.
VERINI (FLI): ”PRESTO SAREMO MOLTI DI PIU”’
Enrico Verini, oggi capogruppo in solitaria del partito di Futuro e libertà per l’Italia, quattro anni fa è stato eletto addirittura con il centrosinistra, nella Margherita, di cui il padre Antonio era coordinatore provinciale.
Ha poi mollato il sostegno a Cialente, quindi ha salutato tutto lo schieramento, passando con il già citato Tiberi nei Liberal democratici di Dini. E alla fine si è lanciato nell’esperienza finiana, presentato da un coordinatore regionale di Futuro e libertà, Giampiero Catone, che ora è stato sostituito da Daniele Toto.
Fli, rivendica Verini, “è un gruppo vero e un partito vero, che esiste in parlamento. C’è Luigi Faccia della lista civica L’Aquila città unita che vorrebbe iscriversi – ricorda poi – ma devo ammettere di essere stato inadempiente io perché ancora non ci siamo dati appuntamento per formalizzare. Fra poco comunque non saremo più un monogruppo e confido che questo schieramento si allarghi ulteriormente”.
Quanto all’elezione con il centrosinistra, il capogruppo Fli non la rinnega ma ricorda che “ci sono rimasto praticamente solo la prima settimana”.
“Formare il Polo di centro all’Aquila – conclude poi – è una cosa impossibile finché l’Udc non ritirerà il sostegno alla Giunta di Cialente con il vice sindaco Giampaolo Arduini. Se le cose restano così, alle prossime elezioni Fli correrà da solo”.
D’ERAMO (LA DESTRA): ”RIVENDICO APPARTENZA A UN PARTITO VERO”
“Premetto – spiega Luigi D’Eramo, interpellato sulla piaga dei monogruppi – che io ricevo già un’indennità come assessore provinciale e quindi non ho gettoni di presenza dal Comune”.
“Il monogruppo della Destra – aggiunge – si è creato nel momento in cui c’è stata una scissione da Alleanza nazionale: una scelta politica chiara, rivendico l’appartenenza a un partito che esiste”. Lo stesso D’Eramo era stato infatti eletto tra le fila di An.
Secondo l’altro ex assessore negli anni di Tempesta, “il problema dei monogruppi è reale ma la domanda va fatta a chi li ha creati per scappare da un progetto politico, invece che per sposarlo. Che ci sia un gruppo del Pdl, uno di Forza Italia e uno di An – conclude – è fuori dal mondo”.
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