L’AQUILA – “Ci sarebbe da ridere, se la vicenda non fosse tremendamente seria. A seguito del Consiglio comunale saltato per mancanza del numero legale sebbene, all’ordine del giorno, vi fosse la nomina – fondamentale, per il corretto funzionamento del Comune – del presidente del Collegio dei revisori dei conti, oltre alla proposta di deliberazione per l’acquisizione a patrimonio dell’immobile ex Inam in via XX settembre, i capigruppo di centrodestra hanno inviato alla stampa una nota farneticante in accusando le opposizioni di “irresponsabilità nei confronti degli interessi della comunità” per non aver garantito che vi fossero i numeri per procedere con i lavori”.

Il Partito democratico torna con una nota sulla vicenda del consiglio comunale saltato per mancanza di numero legale lunedì scorso, a causa dell’assenza di cinque consiglieri del centrodestra.

“Ora, è persino pleonastico sottolineare come spetti alla maggioranza garantire il numero legale dell’assise – prosegue la nota -, assicurando il corretto funzionamento del Consiglio facendo sì che gli atti, specie quelli che la stessa maggioranza porta in discussione, siano approvati: se è vero, come è vero, che la nomina del presidente del Collegio dei revisori, nell’ultimo giorno utile, era così importante, ci chiediamo come mai le forze politiche di destra non siano state in grado di garantire il numero legale. A fronte, tra l’altro, della lentissima procedura di appello “organizzata” dal presidente del Consiglio comunale nel tentativo di far sì che i consiglieri assenti si presentassero in aula”.

La verità è che l’assenza di cinque consiglieri comunali di maggioranza non era affatto casuale, ma ha reso evidente lo scontro, tutto interno alla maggioranza, che si sta consumando sulle attese nomine dei Cda di alcune aziende partecipate dal Comune; a far rumore, in particolare, è la defezione di due consiglieri del neonato gruppo “L’Aquila protagonista”, diretta emanazione del sindaco dell’Aquila Biondi che, con la costituzione del gruppo, ha voluto riequilibrare i rapporti di forza con Fratelli d’Italia, all’Aquila a forte trazione Liris”.

Evidente come le assenze raccontino di un clima tesissimo, e di ‘messaggi’ che i gruppi politici continuano ad inviarsi in modo sfrontato, in un momento di forte fibrillazione. E questo accade sulla pelle degli aquilani che, da anni, sono costretti ad assistere ad uno squallido teatrino, tra cambi di casacca, nascita e scomparsa di gruppi consiliari, scompaginazione di vecchi equilibri e lotte intestine per le nomine e per i ruoli di potere. Il risultato è che, oggi, il Comune dell’Aquila è paralizzato, se è vero che senza la nomina del Presidente del collegio dei revisori non si possono approvare atti di rilevanza economica.

“Una vergogna che i capigruppo di destra hanno provato a nascondere attaccando le forze di opposizione, colpevoli, stando ai perversi meccanismi delle loro menti, di non aver supportato la maggioranza, se di maggioranza si può ancora parlare, assicurando il numero legale. E d’altra parte, va ricordato che il Consiglio comunale non è un organo di vigilanza, come ritengono gli sprovveduti capigruppo di maggioranza, ma l’organo più importante che dà gli indirizzi politici anche al sindaco, e che decide. O almeno dovrebbe. L’averlo ridotto ad un entità priva di rilevanza politica è una responsabilità gravissima del primo cittadino, di nuovo impegnato in un viaggio all’estero a spese delle aquilane e degli aquilani, e dei consiglieri di maggioranza, ridotti a servitù degli appetiti dei capibastone locali di una destra arrogante e incapace”.

“Chiedere che l’opposizione mantenga il numero legale in aula rappresenta una ammissione di fallimento e una richiesta d’aiuto: forse il centrodestra chiede a noi di aiutarli a governare perché si son resi conto di non esserne in grado? Ebbene c’è un modo rapido per risolvere il problema: dimettersi in massa e tornare al voto”, conclude la nota.