L’AQUILA – Può un gasdotto attraversare territori ad alto rischio sismico? A chiederselo è l’assessore all’Ambiente del Comune dell’Aquila, Alfredo Moroni, riferendosi al gasdotto “Rete Adriatica” progettato dalla Snam che, originariamente, aveva un percorso differente e non interessava molte delle zone interne dell’Abruzzo aquilano colpite dal sisma del 6 aprile 2009.
“Oggi – aggiunge Moroni – il progetto interessa molti comuni della nostra Provincia: a parte Sulmona e altri centri della Valle Peligna, toccherebbe i territori dell’Aquila, Pizzoli, Barete, Cagnano, Montereale, Barisciano, San Demetrio, San Pio delle Camere, Prata D’Ansidonia, Poggio Picenze e Fagnano”.
“L’avviso di avvio del procedimento del 21 maggio 2009, proprio subito dopo il terremoto!, del Dipartimento per l’Energia del Ministero dello Sviluppo Economico, riferita all’istanza presentata dalla Snam Rete Gas l’8 aprile 2009 (in pieno sisma!) per il rilascio della dichiarazione di pubblica utilità del metanodotto – attacca Moroni – non poteva certamente essere oggetto di attenzione da parte dei comuni terremotati ai fini della produzione di osservazioni di merito entro i successivi 30 giorni”.
Il tracciato si sviluppa lungo una zona in cui il rischio sismico è stato dimostrato dagli eventi ed è cioè molto elevato. Nella mappa della pericolosità del territorio nazionale, il percorso interessato è indubbiamente tra quelli maggiormente soggetti a rischio, con le conseguenze facilmente immaginabili qualora dovessero verificarsi altri fenomeni tellurici.
“Le preoccupazioni manifestate di recente da più Enti locali e associazioni – conclude Moroni – mi sembrano del tutto legittime. Nei prossimi giorni riuniremo i rappresentanti dei Comuni interessati per ogni utile approfondimento sulla vicenda e le iniziative necessarie. Le assicurazioni della Snam non possono infatti essere considerate sufficienti, anche qualora dovessero giungere le autorizzazioni richieste e obbligatorie in base alla normativa comunitaria”.






