L’AQUILA – Ancora venti di guerra dentro la maggioranza di centrosinistra che guida il Comune dell’Aquila.
Dopo la “cena dei veleni” consumata alla residenza per anziani ex Onpi del capoluogo, in cui ci fu un duro confronto tra il sindaco, Massimo Cialente, e il capogruppo del Partito democratico, Maurizio Capri, nei giorni scorsi è andata in scena un’altra guerra di nervi.
Stavolta sul banco degli imputati sono finiti il capogruppo di Rifondazione comunista, Enrico Perilli, e il consigliere dei Cattolici democratici Adriano Durante, rispettivamente presidenti delle commissioni consiliari seconda (Urbanistica) e terza (Politiche sociali).
Da quanto si è appreso, Perilli è stato oggetto degli strali di gran parte dei presenti, perché colpevole di trattare argomenti ritenuti scottanti per gli equilibri del governo cittadino e che mettono “sotto stress” gli assessori.
In particolar modo, oggetto del contendere sono l’ampliamento dell’Istituto scolastico della dottrina cristiana, su cui si sarebbe infervorato Pierluigi Mancini (Alleanza per l’Italia), la controversa questione dei bagni a Madonna Fore e la centrale a biomasse di Bazzano.
Nel corso della riunione l’atmosfera si è surriscaldata, soprattutto quando a Perilli è stato addebitato di non rispondere alla coalizione, vedi il voto contrario sulla delibera di piazza d’Armi.
A quel punto, l’esponente comunista ha sbattuto la porta e ha invitato gli scontenti a presentare una mozione di sfiducia, qualora ne avessero la forza.
L’assessore ai Lavori pubblici Alfredo Moroni ha tentato di placare le acque, mentre il presidente del Consiglio, Carlo Benedetti, di vecchia scuola comunista nonostante il recente passaggio al Partito democratico, ha preso le difese di Perilli.
Rimproverato anche Durante, reo, secondo Cialente, di aver messo in difficoltà l’assessore alle Politiche sociali Emanuela Di Giovambattista: riferimento, questo, alla lettera inviata da Durante a quest’ultima nella quale chiedeva la soluzione dei problemi di alcuni precari degli asili. A Cialente non è andato giù il tono dello scritto.
A finire sulla graticola pure un altro consigliere Pd, Antonello Bernardi, definito una “mina vagante” e per questo ritenuto inaffidabile, tanto che Cialente si sarebbe spinto a dire: “Il Pd deve scegliere: o me, o lui”.
A testimonianza dell’importanza del vertice, la presenza della stragrande maggioranza dei consiglieri e degli assessori municipali, molti segretari di partito tra cui il coordinatore comunale del Pd, Stefano Albano, fresco di rinuncia alla corsa per la candidatura provinciale nonostante avesse raccolto le firme per competere.
C’erano anche Giuseppina Leone, segretaria di Sinistra ecologia e libertà, e Venanzio Cretarola per il Centro democratico, formazione a cui di recente ha aderito Ermanno Giorgi, vice presidente dimissionario del Consiglio comunale, ormai in rotta di collisione con la maggioranza.
Ha fatto capolino, infine, anche Giampaolo Arduini, ex vice sindaco dell’Aquila, rimasto però fuori dalla porta e che non ha assistito in prima persona alla bagarre.





