L’AQUILA – Primo giorno di scuola per la nuova Giunta comunale dell’Aquila guidata da Massimo Cialente, poco tecnica, molto politica, praticamente confermata, sei su nove gli assessori uscenti riconfermati pur con qualche limatura nelle deleghe.

Una Giunta che arriva “dopo qualche giorno di ritardo, avremmo potuto far prima”, ha ammesso il primo cittadino, che poi è stato costretto a un ulteriore slittamento a causa del lutto che ha colpito la sua famiglia.

E poi subito una bordata, “Antonio Del Corvo in Provincia per fare la sua impiegò un mese e senza deleghe, è un lusso che non ci possiamo permettere”.

Il sindaco ha presentato il nuovo esecutivo in un lungo evento in cui sono stati affrontati molteplici temi: i ricorsi di Angelo Mancini ed Enrico Verini, “pure se li vincessero non cambierebbe nulla”, la presidenza del Consiglio, “per me spetta al Partito democratico”, la ricostruzione, “non servono nuove commissioni”, il terremoto dell’Emilia Romagna, “rischiamo di andare di pari passo a loro”.

Molteplici le domande dei cronisti, peccato solo che qualche frettoloso collega di importanti televisioni volesse concludere sbrigativamente l’incontro con la stampa.

Bordate consuete al commissario per la ricostruzione, Gianni Chiodi: “Contrariamente a quello che afferma – ha detto Cialente – come affluenza L’Aquila ha sfondato alla grande, 58% ai ballottaggi contro il 50% nazionale. E poi lui è stato eletto con il 52%, un voto condominiale”.

I TRE CRITERI

“Il primo criterio per formare la nuova Giunta – ha detto Cialente – è stato quello di aver interpretato la volontà degli elettori, il secondo, quello di premiare le forze politiche che si sono presentate con la fiducia a ricoprire ruoli nel modo più proporzionale possibile a quella ricevuta da liste e persone”.

Il terzo criterio che, ha ammesso il sindaco, “ha creato qualche problema di organizzare le idee nel confronto con i partiti, è stato quello scritto nel programma elettorale facendo esperienza preziosa nei cinque anni precedenti: quello di accorpare le deleghe per renderle più efficaci”.

UN GOVERNO POCO TECNICO E MOLTO POLITICO

“Molti – ha proseguito – chiedono governo di tecnici o grandi personalità, la mia risposta è che se vi fossero stati tecnici di valore pronti ad assumersi la guida della res publica sicuramente si sarebbero candidati, cosa che non abbiamo visto”.

NIENTE GIUNTA A DIECI, STOP AI MONOGRUPPI

Ormai tramontata l’ipotesi di un ampliamento al decimo assessore. “Non credo sia possibile – ha detto Cialente – ma la modifica dello Statuto comunale è necessaria, stiamo già preparandola, per fissare il minimo di tre consiglieri per poter creare gruppo consiliare. Inoltre per il gettone e la presenza dovrà essere necessario partecipare al 50 per cento delle votazioni”.

RICORSI MACINI-VERINI, “NO PROBLEM”

Quanto ai ricorsi annunciati di Angelo Mancini (Idv) ed Enrico Verini (Fli) che potrebbero scompaginare l’assetto del Consiglio e, sulla carta, perfino minare la consiliatura, Cialente non si è mostrato preoccupato.

“Se Mancini vince entrerà lui come consigliere dipietrista al posto di Fabio Cortelli, se Verini vince entrerà lui come tredicesimo consigliere di opposizione al posto di uno di De Matteis”, ha tagliato corto.

LA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO AL PD

Quanto allo scranno più alto dell’aula consiliare, che fa gola a molti, “è una discussione che riguarda i consiglieri, ma personalmente ritengo vada assegnata al Partito democratico”.

Carlo Benedetti già gongola.

LA COMMISSIONE RICOSTRUZIONE GIA’ C’E’

Sul tema di una nuova commissione consiliare sulla ricostruzione, sollevato dalle opposizioni, Cialente ha fatto notare che “già ce l’abbiamo, si chiama seconda commissione (Territorio, ndr) mentre per la vigilanza c’è la quinta (Controllo e garanzia, ndr)”.

“Crearne un’altra – ha aggiunto il primo cittadino – comporta costi e poi abbiamo due illustri precedenti, in Regione e Provincia, che non hanno prodotto nulla, ha più senso andare al bar”.