L’AQUILA – Massimo Cialente contro tutti. Contro il Partito democratico, che prepara già la successione alla fascia tricolore dell’Aquila. Contro i piccoli del centrosinistra, accusati di discostarsi dalla sua idea di coalizione “prodiana”.
Sembra sempre più vicino allo scontro frontale il primo cittadino, che alza il livello della sfida alla sua coalizione mentre dall’altra parte i consiglieri agiscono ormai come corpi estranei ma non osano portare allo scoperto la guerra, e il Pd sta tra incudine e martello, imbarazzato tra gli ordini di scuderia, la ragion di Stato e lo scollamento dei rapporti con il sindaco degli ultimi 8 anni.
L’occasione è la replica che il sindaco concede allo stand di AbruzzoWeb al quinto Salone della ricostruzione, al caso di giornata: l’uscita dalla maggioranza del Partito socialista dopo la mancata elezione di Gianni Padovani, capogruppo in Comune, come consigliere provinciale, pur essendo stato indicato come candidato da sostenere, per via di veti incrociati e guerre sotterranee.
Ma al di là delle bordate a Padovani, all’assessore dimissionario anzi no Giancarlo Vicini, e al segretario regionale Massimo Carugno, sentito da questo giornale, quello di Cialente diventa uno sfogo a tutto campo, che ha qualcosa da contestare a tutti i suoi consiglieri.
Le pillole più interessanti sono gli avvertimenti al Pd, con cui Cialente ha avuto l’ultimo, infuocato confronto in segreteria appena giovedì.
“Il centrosinistra è un’ipotesi, sono rimasto prodiano, è l’unico modo per avere tutte le sensibilità”, la premessa.
“Ho letto che il prossimo candidato sindaco sarà comunque del Pd – prosegue, evocando un’intervista del segretario comunale Stefano Albano – No, si fanno le primarie. Io ne ho fatte quattro, arriva uno che pensa di farsi eleggere in qualche bar all’aperitivo cenato?”.
Il sindaco rievoca anche la vicenda delle ultime provinciali che hanno visto saltare ogni rappresentanza aquilana nel nuovo Consiglio.
“Ora c’è il problema di Gianni Padovani che se la prende con me. Ma la mia unica colpa è stata quella di aver detto ai consiglieri comunali, poiché la maggioranza mi ha detto che sto sempre in mezzo, che era fondamentale che fosse eletto un consigliere dell’Aquila e di sceglierlo loro”, ricorda.
“Il Pd ha detto portiamo Fabrizio D’Alessandro di Barisciano, ma si è spaccato e ha votato il sindaco di Rocca di Mezzo (Mauro Di Ciccio, ndr) pensando di contarsi – continua ancora – Quelli che hanno detto a Padovani di candidarsi, poi, non lo hanno votato. Veramente grettezza. Lui se l’è presa con me e dice di uscire dalla maggioranza”.
Per Cialente si tratta di “un grave errore di lealtà, il partito non è l’autobus. Se decide una cosa ti adegui, anche perché se vuoi fare strada la fai grazie al partito. Se è entrato l’undicesimo del Pd è perché aveva 11 posti, qualcuno dovrebbe pensarci”, la stoccata.
“Carugno dice che Vicini ha rimesso il mandato al partito? No, Vicini ta’ parla’ co’ me!”, ovvero deve parlare con me. L’efficacia del dialetto la dice lunga sulla furia del sindaco sulla vicenda dell’assessore che prima voleva dimettersi e poi ci ha ripensato, tanto da spingere Cialente a dire, sempre a questo giornale: “Allora lo caccio”.
“Se io non ho più la rappresentanza dei socialisti in maggioranza, perché il Psi ha deciso di uscire, benissimo, io offro il posto a Pierluigi Mancini, che avanza – dice – Se i socialisti pensano di avere un futuro in questa città con una discontinuità con me, si sbagliano”.
Ce n’è anche per Mancini, ultimo sopravvissuto del gruppo inizialmente di quattro consiglieri di Alleanza per l’Italia, partito ormai dissolto di Francesco Rutelli, che, secondo quanto appreso da fonti a lui vicine, rifiuterebbe per le modalità di “contentino” con cui gli viene dato un posto a cui anelava da tempo.
“La politica si fa dentro i partiti, nelle sedi ufficiali. Sono fermo a una riunione di maggioranza, chiesta a gran voce, dove Mancini ha posto un problema – prosegue il sindaco – L’Api è fuori e per me è sempre stato un problema, tanto è vero che a Mancini avevo chiesto di candidarsi come consigliere provinciale, ma ha detto di no”.
Insomma niente capricci altrimenti Cialente è pronto a ribaltare tutto di nuovo.
E si arriva al punto in cui Cialente va di bazooka contro i malpancisti della maggioranza extra-Pd. Quelli, per esempio, che hanno firmato un documento per contestare il suo appoggio all’ex Alleanza nazionale Salvatore Santangelo come consigliere d’amministrazione della società Gran Sasso Acqua.
“Vorrei sapere dai miei contestatori che cosa sto facendo di diverso rispetto al programma di mandato che loro hanno firmato – ringhia Cialente – Giuseppe Ludovici è uscito dalla maggioranza perché voleva che un medico, già assessore di centrodestra (Alfonso Tiberi, ndr), diventasse presidente dell’ex Onpi solo perché lui era il più votato. Alla fine con rispetto dell’età, perché è una persona anziana, l’ho accompagnata fuori dal mio ufficio”.
“E poi firmano un documento parlando di limiti invalicabili del centrosinistra, che io posso insegnare a loro, in cui anche Ludovici (ora al gruppo misto, ndr) firma – sbotta ancora – Mi sembrano quelle partite a pallone dove tutti vanno indietro alla palla e il bambino a cui non fischiano il rigore se la prende e se la riporta a casa”.
“Se stiamo giocando, se qualcuno oggi pensa alla sua candidatura, sappia che vincerà il centrosinistra. Se si mettono fuori non saranno della partita”, conclude.





