CHIETI – Il collegio dei revisori dei conti del Comune di Chieti si rifiuta di sottoscrivere la certificazione sul patto di stabilità e l’amministrazione rischia di incorrere in sanzioni salate: riduzione dei trasferimenti erariali, divieto di impegnare spese correnti in misura superiore alla media degli ultimi tre anni, divieto di ricorrere all’indebitamento per investimenti, divieto di procedere ad assunzione del personale e riduzione del 30 per cento degli emolumenti tutti gli amministratori, dai consiglieri al sindaco.
 
Proprio quest’ultimo, il primo cittadino Umberto Di Primio, spiega però che, in realtà, le punizioni previste non sono poi così penalizzanti.

La riduzione dei trasferimenti, a suo dire, “è inapplicabile, perché i revisori, nonostante non abbiamo voluto firmare la certificazione, non sono stati in grado di dire di quanto è stato sforato il patto di stabilità e dunque di quanto andranno ridotti i trasferimenti erariali”.

Per quanto riguarda il divieto sulla spesa corrente, secondo Di Primio “economie erano state già programmate, vista la carenza di fondi, e per quel che concerne il divieto di contrarre mutui per investimenti, anche in questo caso il Comune non avrebbe potuto contrarli neanche volendo avendo ereditato un pesante indebitamento dal passato”.

Il divieto più serio è, invece, quello relativo all’impossibilità di nuove assunzioni di tutti i tipi: “A rischio ci sono i 12 contratti a tempo da poco stipulati, e i 16 da stipulare a breve”, sottolinea il sindaco.

Per quanto gli altri parametri, il problema può essere risolto se entro maggio i revisori torneranno indietro sui propri passi e decideranno di firmare il patto di stabilità.

E per Di Primio potrebbero davvero farlo, visto che loro stessi hanno scritto che il risparmio di spesa accertato dai dirigenti dell’ente su loro sollecitazione “può essere compensativo delle irregolarità contabili finora riscontrata a campione” e che “nella chiusura della contabilità dell’ente potranno emergere ulteriori economie ad oggi non determinabili” e ancora che “le irregolarità riscontrate non sono ancora state determinate nel loro ammontare complessivo”.

Di Primio, però, anche come membro del direttivo nazionale Anci (associazione nazionale dei comuni italiani) ha intenzione di portare la questione a livello nazionale. I documenti richiesti, infatti, sono stati inviati lo stesso al ministero dell’Economia e delle finanze, anche senza la firma dei revisori dei conti.

Il sindaco spera di sollevare in quella sede una serie di questioni anche in relazione alla tempistica. Visto che la certificazione era stata richiesta entro il 31 marzo, mentre il 29 è arrivato il decreto che richiedeva anche la firma dei revisori, i quali hanno avuto davvero poco tempo per studiare le carte e rilasciare un parere.

Questa è l’unica attenuante che Di Primio dà al collegio dei revisori, con il quale ha fortemente polemizzato in passato, e da cui anche questa volta si è sentito molto deluso.

“Uno dei revisori se ne è addirittura andato nel corso della discussione – sottolinea il sindaco – Alle 12 e mezzo chiudevano gli uffici postali e loro hanno riconsegnato il verbale solo poco prima delle 14. E dire che, se avessero firmato, avrebbero avuto altri 30 giorni per rivedere e cambiare il loro parere”.

“Stiamo facendo di tutto per ripulire il bilancio dai residui inattendibili – continua il sindaco – stiamo facendo operazioni per rendere il nostro bilancio il più veritiero possibile, cosa che nessun altro sindaco ha fatto. E stiamo pagando gli errori di una pregressa cattiva gestione comunale, di consuetudini sbagliate e della impossibilità che ha dimostrato la politica a cambiare tutto questo, e non parlo solo dell’ex sindaco Francesco Ricci ma della politica in generale, da quando me la ricordo”.

Di fronte al bivio se perseverare negli errori del passato o svoltare radicalmente, Di Primio dice di aver scelto la svolta netta e chiede un netto cambiamento d’atteggiamento a tutti i dipendenti comunali, a cominciare dai dirigenti, cui si è già chiesta di controllare tutti gli impegni di spesa di propria competenza.

“L’atteggiamento dei revisori – chiude infine l’assessore al bilancio Roberto Melideo – dovrebbe essere di collaborazione, mentre hanno un ruolo oppositivo che non compete loro. Stiamo cercando di far andare avanti un bilancio sano, ma loro non ci aiutano, anzi cercano di affossarlo. È come se a un bambino appena nato, invece che aiutarlo a camminare, gli si desse uno spintone per farlo cadere”.