PESCARA – “Dopo un lungo confronto avviato tra il partito democratico e le liste civiche della coalizione, prendo atto che una parte del PD ha ritenuto di indicare la figura di un candidato sindaco il cui profilo si pone in antitesi con la figura di candidato tratteggiata dal tavolo della coalizione. Per questo ho deciso di candidarmi e guidare la città per i prossimi cinque anni”.

L’annuncio, che era nell’aria, è arrivato il serata: l’assessore Gianni Teodoro, rompe con il Partito democratico e con il centrosinistra, e si candida a sindaco.

Motivo del divorzio: dopo la decisione di fare un passo indietro del sindaco uscente Marco Alessandrini, il Pd aveva puntato sull’avvocato Carmine Ciofani, già assessore comunale durante la giunta del sindaco Luciano D’Alfonso.

Proposta irricevibile per Teodoro, che nel vertice di sabato ha puntato i piedi, proponendo se stesso come unica ipotesi di candidatura per sfidare  l’ex assessore regionale al Bilancio e consigliere comunale di Forza Italia Carlo Masci, candidato del centrodestra, l’ex consigliere regionale dell’Idv Carlo Costantini,  il consigliere comunale Erika Alessandrini, candidata del Movimento 5 stelle.

Il segretario cittadino del Pd Moreno Di Pietrantonio ha dato tempo fino a domenica sera a Teodoro per riflettere. facendo però chiaramente capire che il Pd non era disposto a fare un passo indietro.

Inevitabile la spaccatura, e l’inizio di una nuova avventura di uno dei politici pescaresi più navigati, esponente di punta di una dinastia familiare che conta a Pescara, in un bagaglio elettorale di oltre 3.500 preferenze.

Teodoro, nel 1994, ha aderito a Forza Italia, ed è stato consigliere comunale con il centrodestra di Carlo Pace. Poi è passato alla Margherita, ed  è stato vicesindaco ai tempi del centrosinistra di D’Alfonso. Poi ancora nel centrodestra, come assessore ai Lavori pubblici di Luigi Albore Mascia, cacciato però dalla giunta, per insanabili contrasti. Infine, con la lista che porta il suo cognome è tornato col cuore a sinistra contribuendo alla vittoria del sindaco Alessandrini. Ad essere eletto anche il fratello Piernicola. Mentre la figlia Veronica, appena 19enne, è stata nominata da Alessandrini, assessore al Patrimonio, per poi essere silurata.

Poco male: a settembre 2017, dopo una guerra di logoramento del suo gruppo consiliare, Alessandrini ha nominato Teodoro padre assessore alla Sicurezza e Politiche della Casa, facendo però infuriare Giuliano Diodati, che gli ha dovuto cedere il posto, e il suo sodale politico Donato Di Matteo, ex assessore regionale del Pd, perennemente in rotta con il presidente regionale D’Alfonso.

“Il polo civico ha condiviso con il resto della coalizione – spiega Teodoro – che la figura del candidato sindaco fosse individuata tra coloro che avessero chiari requisiti, quali l’avere un grande consenso tra i cittadini, la conoscenza dettagliata dei problemi del territorio, oltre che una consistente esperienza nell’amministrazione comunale e soprattutto capacità di dialogo con la città e, in particolare, con quella parte della comunità cittadina che vive nei quartieri periferici. Per questo motivo, importanti settori della società civile, del mondo imprenditoriale e delle professioni mi hanno espresso il loro sostegno sia attraverso la propria adesione al progetto civico della lista Teodoro sia chiedendomi un impegno diretto e personale per la guida della città”.

“Pescara è la città in cui sono nato, in cui vivo e che amo, che ho servito sia da semplice cittadino
che da rappresentante delle istituzioni. È quella grande comunità dove quotidianamente trascorro la mia esistenza, dove, giorno per giorno, cerco di impegnarmi per costruire una città migliore per noi e per i nostri figli.Pescara ha i suoi punti di forza, ma anche i suoi tanti problemi: è una città che offre molte opportunità: è una città che corre veloce incontro al futuro; è la più ricca città dell’Abruzzo ma, a volte, perde di vista coloro che hanno più bisogno di aiuto. E nessuno deve rimanere indietro.
Per questo ho deciso di candidarmi e guidare la città per i prossimi cinque anni, e di farlo tenendo ben presente che il vero cambiamento dovrà essere a trazione civica, mettendo in campo persone conosciute, capaci, oneste e in grado di avere un grande consenso, godendo della fiducia dei cittadini”, ha concluso Teodoro.

E così il centrosinistra arriva diviso all’appuntamento alle urne. Gongolano pertanto Carlo Masci, che punta sull’unità di Forza Italia, Fratelli d’Italia e Lega, quest’ultima ad oltre il 30 per cento nel capoluogo adriatico, l’ex consigliere regionale dell’Idv Carlo Costantini, che ha fatto sapere che non farà nessuna alleanza con il centrosinistra, di cui pure è stato nel 2009 candidato presidente di Regione, e lavora alla composizione di tre liste. 

E infine Erika Alessandrini che però deve far fronte alla fronda interna scatenata dal consigliere uscente Massimiliano Di Pillo, che ha lasciando il movimento, annunciando la candidatura con Costantini.

Alessandrini, è stata scelta con il voto on line sulla piattaforma Rousseau. Ma il consigliere comunale Massimiliano Di Pillo ha annunciato clamorosamente l’uscita dal movimento dopo 10 anni di militanza, a causa dell’esclusione della lista per le elezioni amministrative da lui presentata, e che candidava a sindaco l’altrettanto storico attivista pescarese Gianluca Travaglini. Di Pillo si candiderà con Costantini.

A stretto giro dopo l’addio di Di Pillo, è stata diramata una nota di fuoco, a firma di non precisati “Fantasmi del movimento”, e “staff”  in cui si insinua il tremendo sospetto che Erika Alessandrini sia stata in qualche modo favorita nella corsa alla candidatura da Enrica Sabatini, “uno dei quattro soci di Rousseau con competenza diretta sulla gestione delle certificazioni delle liste che si maschera dietro le comunicazioni del famigerato staff”. Sabatini infatti è nella plancia di comando del Movimento, al fianco di Davide Casaleggio.

Non si è però fatta attendere la replica rabbiosa di Alessandrini, che arriva ad annunciare “di aver dato mandato ai nostri legali di verificare la sussistenza di ipotesi di reato a carico dei mittenti della nota”, che sottolinea nulla ha a che fare con gli attivisti pentastellati.