L’AQUILA – Due capoluoghi di provincia abruzzesi a Fratelli d’Italia, uno alla Lega, uno a Forza Italia: nel centrodestra le regole del manuale Cencelli si applicano anche alla geografia, in vista delle candidature delle prossime elezioni comunali. Ad assicurarlo fonti romane, sulle decisioni che già si stanno prendendo sul tavolo nazionale dei partiti, che ha la ultima parola sulle indicazioni date dal territorio sui capoluoghi di provincia.
Questo in base ai rapporti di forza, fotografati dalle ultime regionali, con il partito del presidente Marco Marsilio al 24%, che pretende Teramo e L’Aquila, Forza Italia al 13,4% con la bandierina a Pescara, la Lega al 7,5%, a cui spetterebbe Chieti, con Noi Moderati, al 2,6%, invece per ora esclusa da questa partita.
Ma al di là della geopolitica, circolano già nomi pesanti anche per gli ipotetici candidati sindaci: il consigliere regionale di Fdi Paolo Gatti a Teramo, mentre a Chieti alla Lega punterebbe già su Mario Colantonio, storico e stimato consigliere comunale candidato con il Carroccio alle regionali, sostenuto dagli amici Fabrizio Di Stefano e Maurizio Bucci.
Cominciamo la carrellata proprio da Chieti, dove si torna alle urne a primavera 2026, con il sindaco dem Diego Ferrara pronto a correre per un secondo mandato.
Questo capoluogo dovrebbe essere assegnato alla Lega, che nella passata legislatura ha candidato l’ex parlamentare e consigliere regionale Fabrizio Di Stefano, contro cui si è però schierato, spaccando il fronte del centrodestra, l’oggi ex consigliere regionale di Forza Italia Mauro Febbo, che gli ha contrapposto il civico di centrodestra Bruno Di Iorio.
Il problema è però che nella Lega in quel di Chieti il clima è tutt’altro che pacifico, con il segretario provinciale Maurizio Bucci sotto accusa, assieme a quello regionale, il capogruppo in consiglio regionale, Vincenzo D’Incecco, dopo il flop delle comunali di Ortona, dove i salviniani hanno conseguito un imbarazzante 3,12%, pari a 384 preferenze a sostegno del candidato sconfitto al ballottaggio Nicola Fratino, contro il neo sindaco di Fdi Angelo Di Nardo, con zero consiglieri eletti. Con la Lega che tra i due candidati di centrodestra, ha scelto il perdente.
Per quel che riguarda Chieti la Lega un nome ce lo ha già da spendere: il capogruppo in consiglio comunale, Mario Colantonio.
Il punto è che c’è ancora l’incognita Febbo. Se andrà in porto l’aumento di due assessori nelle giunta abruzzese, in base alle modifiche normative nazionali, e se il sottosegretario Daniele D’Amario di Fi sarà nominato assessore, il tre volte consigliere chietino potrebbe rientrare per la quarta volta all’Emiciclo, come “surrogato”. Se ciò non sarà allora si presume che Febbo vorrà correre come sindaco della sua città, per chiudere in bellezza la sua lunga importante carriera politica.
E dunque lo schema rischia di saltare, tanto che la Lega potrebbe optare per Avezzano, anch’essa al voto tra un anno, dove però la situazione è ancor di più intricata, con il sindaco uscente civico Gianni Di Pangrazio che è indeciso se correre come candidato del centrodestra in quota Udc imposto dal tavolo nazionale, o ancora una volta con una armata di liste civiche, mentre il capogruppo di Fdi in consiglio regionale, Massimo Verrecchia, sta lavorando ad una coalizione alternativa e di puro centrodestra. E va ricordato che l’unico esponente della Lega in consiglio, nonché vicesegretario provinciale, Antonio Del Boccio, siede nel banchi della maggioranza di Di Pangrazio.
Passiamo a Teramo, dove il centrosinistra di Gianguido D’Alberto è stato riconfermato a maggio 2023 e dove si tornerà alle urne nella primavera 2028.
Casella, si è detto, assegnata a Fratelli d’Italia, e c’è un nome che su tutti spicca, quello di Paolo Gatti, l’ex assessore regionale mister preferenze con il governo di Gianni Chiodi, sotto le insegne di Fi, poi passato a Fdi, con cui è tornato trionfalmente in consiglio con oltre 10mila voti, ed è ora presidente della quinta commissione Sanità.
Gatti con la sua creatura civica Futuro in ha ancora una buona presa dal punto di vista elettorale nella sua città, nonostante la mazzata delle ultime comunali. E si dà per certo che al prossimo giro sarà lui il candidato sindaco, per seguire le orme del padre Antonio Gatti, storico sindaco democristiano. Si parla anche di trattative in corso anche con un altro pezzo da novanta della politica teramana, l’ex parlamentare Paolo Tancredi, segretario regionale di Noi Moderati.
Gatti non è ben visto dentro Fdi, considerato personalità troppo ingombrante, a maggior ragione per la carrettata di voti che ha preso. Nonostante i quali non ha ottenuto un assessorato, né la carica di capogruppo, e in questo primo anno di Marco Marsilio bis, non ha mancato più volte di marcare le distanze in particolare per la gestione del bubbone del debito della sanità.
Candidarlo a Teramo, insomma per Fdi significherebbe prendere due piccioni con una fava, conquistare Teramo, con buone possibilità di riuscirci, e toglierselo di mezzo dall’Emiciclo. A Teramo c’è però a far da controcanto chi ricorda che Gatti è stato corresponsabile delle ultime due sconfitte di seguito alle comunali.
Anche per motivi scaramantici l’altro capoluogo in quota Fdi è L’Aquila, dove è cominciata con la prima vittoria di Pierluigi Biondi nel 2017, l’ascesa di Fdi in Abruzzo e in Italia. Tanto che la premier e leader del partito Giorgia Meloni si è candidata alle politiche del 2022 proprio nel collegio di L’Aquila e Teramo.
Biondi, che è anche responsabile nazionale enti locali di Fdi, e presidente regionale Anci, non potrà essere ricandidato per un terzo mandato e lavora da tempo per strappare un biglietto per il parlamento che appare sicuro. Da lui sostenuta potrebbe correre dunque Fausta Bergamotto, sottosegretario di Stato alle Imprese e al Made in Italy, ex Mise, funzionario della Presidenza del Consiglio dei Ministri ed ex assessore al comune dell’Aquila nella precedente giunta Biondi.
Ipotesi che si aggiunge a quella, altrettanto pesante del senatore Guido Liris, di Fratelli d’Italia, capogruppo commissione Finanze, ex assessore al Bilancio della Regione, ex vicesindaco dell’Aquila e vice coordinatore regionale del partito. Lo stesso Liris che però guida la corrente che da anni combatte senza esclusione di colpi con Biondi in seno a Fratelli d’Italia in provincia dell’Aquila e non solo.
Ma sui due big c’è, e forte, la incognita della volontà a tornare in città lasciando gli importanti ruoli nazionali per i quali sono in corsa per una riconferma.
Ed allora i due dovrebbero essere convinti dai vertici del partito. Comunque, nel toto nomi che impazza rimangono in corsa entrambi come cavalli vincenti, in una partita che non sarà per nulla facile, visto che in città cresce, cosa del resto fisiologica, l’opposizione e la stanchezza, in una maggioranza nella quale Biondi viene considerato sempre meno presente. Perché impegnato in una campagna elettorale che prevede molte relazioni con Roma per farsi trovare pronto ad un grande risultato alle politiche del 2027.
L’ipotesi di Fausta Bergamotto sarebbe anche un “affare di famiglia”. Il fratello Luca Bergamotto, ex consigliere regionale di Fi, attualmente imprenditore e direttore dell’emittente televisiva Laqtv era infatti uno dei papabili candidati alle elezioni del 2017, ma registrò parecchie resistenze nel centrodestra, tanto che poi la scelta è poi caduta su Biondi.
Ad avanzare è però anche la nuova classe dirigente di Fdi e potrebbero essere della partita anche il vice sindaco Raffaele Daniele, il più votato nel 2022 della lista dei meloniani, con 1.150 voti ottenuti, il consigliere comunale Livio Vittorini, presidente della commissione Bilancio, il terzo più votato, con 954 preferenze e il capogruppo in consiglio comunale, Leonardo Scimia, 475 voti.
Passiamo a Pescara: qui la casella è e resta a Forza Italia, che esprime già il riconfermato sindaco Carlo Masci. Ora come un fulmine a ciel sereno è arrivata la sentenza del Tar che ha annullato l’esito della tornata elettorale del 2024 e disposto nuove elezioni in 27 delle 170 sezioni cittadine, cioè quelle in cui sono emerse le criticità più gravi. Il Consiglio di Stato ha però a seguito dei ricorsi accolto la sospensiva e così non si andrà a votare il 24 e 25 agosto, ma solo dopo l’udienza di merito fissata già al 18 dicembre.
Dovesse essere confermata la sentenza del Tar, si tornerà a votare in primavera.
Nel 2024, vinse per un secondo mandato il sindaco Masci, al primo turno, con 31.535 voti pari al 50,95%, con il candidato del centrosinistra Carlo Costantini al 34,2% (21 192 voti), il civico ex M5s Domenico Pettinari, al 13% (8.096 voti), e Gianluca Fusilli all’1,73% (1.070 voti). E l’esito potrebbe anche però clamorosamente ribaltarsi, nel caso Masci non confermerà la vittoria al primo turno, scendendo cioè sotto il 50%: in questo caso sarà ballottaggio, in tutte le sezioni.
Per Pescara e per le future candidature, c’è però un’altra importante incognita: in teoria nel 2027 si dovrà portare a compimento la fusione dei comuni di Pescara, Montesilvano e Spoltore, e tornare al voto per il nuovo grande municipio. Dunque Forza Italia dovrà in ogni caso esprimere una candidatura che vada bene per tutte e tre le città, in un scacchiere ben più complicato. Motivo per cui ad oggi ancora non si avanza alcuna ipotesi, e sottobanco si lavora a spostare in avanti ancora una volta la fusione, con ritorno alle urne, per quel che riguarda Pescara, alla naturale scadenza del 2029.





