L’AQUILA – “Rispetto all’ultimo trimestre del 2012 in Abruzzo l’occupazione è diminuita del 6,3 per cento, mentre per  quel che riguarda le imprese artigiane, prendendo a riferimento il periodo di maggior crisi ovvero il triennio 2010 – 2013, hanno abbassato la saracinesca 3.904 imprese artigiane, con un calo dell’occupazione nel settore ancora più pesante (-11.6 per cento)”.

Il Centro studi di Confartigianato Abruzzo snocciola i dati sulla disoccupazione ed evidenzia  un calo drammatico dei posti di lavoro, in particolare  nel settore artigiano. Nel dettaglio è la provincia di Pescara a registrare il dato peggiore con la chiusura, tra il 2010-2013, di 1240 imprese e un calo della occupazione del 15,7 per cento.

Il trend negativo è seguito dalla provincia di Teramo, con la chiusura di 1266 imprese e un calo della occupazione del 12,6 per cento; nella provincia di Chieti invece, sono state 947 imprese a chiudere i battenti con un calo dell’occupazione del 9,9 per cento; la città capoluogo, L’Aquila, segna per il 2010 – 2013 la chiusura di 469 imprese e un calo della occupazione del 7,8 per cento.
 
In Abruzzo, evidenzia lo studio, il peso del sommerso si stima intorno al 14 per cento, percentuale più alta rispetto alla media nazionale, ma che comunque  si attesta intorno ai livelli delle regioni del centro nord mentre nell’ultimo anno la cassa integrazione per l’artigianato è aumentata del 5 per cento.

L’aumento maggiore si è registrato nella provincia di Teramo con 657.828 ore di cassa integrazione autorizzate nell’artigianato tra gennaio ed ottobre 2013, in aumento del 8 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

“Dietro ai numeri ed alle percentuali ci sono persone ed intere famiglie senza reddito o che fanno fatica a tirare avanti – dichiara preoccupato Angelo Taffo, presidente di Confartigianato Abruzzo. Questi numeri non possono essere ignorati dalla nostra politica: stiamo arretrando e non stiamo agganciando la ripresa. Occorrono un contesto politico più stabile, misure più incisive per ottenere crediti dalle banche ed una drastica semplificazione della burocrazia per rilanciare l’economia e incentivare i consumi”.