L’AQUILA – “Il solito spot sulla ricostruzione e la solita criminalizzazione della carriole”.

Così Anna Lucia Bonanni, del presidio permanente di piazza Duomo, valuta la conferenza di ieri in cui è stato presentato il decreto del commissario Gianni Chiodi, che prevede 120 milioni per l’avvio della ricostruzione del centro storico del capoluogo.

Una conferenza in cui l’arcivescovo Giuseppe Molinari con un “dico-non dico” è parso attaccare proprio i comitati cittadini e il popolo delle carriole, nel passaggio del suo intervento in cui ha affermato “C’era chi diceva che ‘il sonno della ragione genera mostri’ e qualche mostriciattolo già lo vediamo attorno a noi. Si pensa solo a distruggere più che a costruire”.

Nella piazza virtuale di Internet si è discusso a lungo se replicare o meno ufficialmente a questa esternazione, alla fine non è stato mandato nessun comunicato che risponde esplicitamente al vescovo.

Nella pagina del presidio, tuttavia, si legge questa replica che alcuni esponenti del presidio hanno deciso di condividere.

In un passaggio, in particolare, quello che dice “prendiamo atto che il popolo spala le macerie e i commissari dicono che poi ci pensano loro; il che puntualmente non accade, ma naturalmente i cialtroni siamo noi”, c’era un riferimento diretto alle parole del vescovo, riferimento che molti hanno bocciato.

Questo il testo dell’intervento, senza il riferimento a Molinari.

La conferenza stampa tenuta ieri da Chiodi sulla presunta partenza della ricostruzione è il solito spot vuoto e arrogante.

Gravissima la scorrettezza istituzionale nei confronti del primo cittadino e dunque della città, non parliamo per niente di invitare i cittadini, sappiamo bene che non sono mai graditi e quando hanno l’ardire di presentarsi lo stesso vengono accolti dai reparti della celere.

Prendiamo atto che il popolo spala le macerie e i commissari dicono che poi ci pensano loro; il che puntualmente non accade, ma naturalmente i cialtroni siamo noi.

Il popolo propone una legge sulla ricostruzione globale e i commissari propongono un piano di quattro soldi per solo gli edifici pubblici ed ecclesiastici. Mettono in campo 118 milioni di euro spacciando questo intervento per l’inizio della ricostruzione tout court, mentre ditte, alberghi, famiglie attendono ancora il saldo del dovuto per l’emergenza, svariate centinaia di milioni di euro.

Il popolo fotografa e ricostruisce L’Aquila in 3D con 6 mila euro, i commissari fanno la stessa cosa con scanner laser da 100 mila euro.

Il popolo propone un regolamento per la partecipazione e i commissari pagano profumate parcelle a illustri esperti mondiali per arrivare alle stesse conclusioni, salvo poi smentirle nei fatti.

Domanda: chi ha veramente una idea chiara sulla ricostruzione e chi sta a rimorchio senza idee innovative?

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