SULMONA – Due camion di rifiuti dell’Asm provenienti dall’Aquila  sono stati ieri  bloccati dal Cogesa e non hanno potuto scaricare nell’impianto e nella discarica di Noce Mattei a Sulmona. e questo avverrà, annuncia clamorosamente la società consortile, fino a quando non sarà regolarizzata la posizione debitoria, per circa un milione di euro, e definiti i termini del nuovo contratto, scaduto il 31 dicembre scorso, e mai rinnovato, con la tariffa che deve salire dagli attuali 110 euro a tonnellata ai 158 euro.

Questo significa che gli aquilani rischiano di dover portare altrove i loro rifiuti, almeno che non accettino le nuove condizioni contrattuali del Cogesa.

Dal canto suo Lanfranco Massimi, responsabile Asm, si dice ottimista sulla possibilità di trovare una soluzione, e assicura che “i rifiuti non resteranno tra le vie dell’Aquila”.

Interviene il sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi: “Quella di non far scaricare i nostri rifiuti è una decisione unilaterale del Cogesa, del tutto fuori da ogni civile rapporto istituzionale di reciproco rispetto che, come Comune dell’Aquila, abbiamo sempre perseguito”.

E aggiunge: “anche nei mesi scorsi, quando il Consorzio è di fatto rimasto orfano di governance, ci siamo prodigati per la ricerca di un accordo condiviso che permettesse di rinnovare il contratto, scaduto il 31 dicembre scorso. Mi sento tranquillo e di poter rassicurare i cittadini aquilani che di certo non vedranno i rifiuti lasciati in strada”.

La clamorosa decisione è stata presa dopo mesi di trattative e avvertimenti infruttuosi, dal cda revocato a fine 2022, sostituito dall’amministratore unico provvisorio Franco Gerardini, poi a sua volta defenestrato dopo pochi mesi. Cda composta da  Nicola Guerra, e dai consiglieri Sandro Ciacchi e Valentina Di Benedetto, che a quanto pare hanno però adottato la linea dura inaugurata da Gerardini.

La disfida dell’immondizia tra Sulmona e L’Aquila è stata infatti innescata da Gerardini, fortemente voluto dal sindaco di centrosinistra di Sulmona Gianfranco Di Piero azionista più pesante del Cogesa, per risanare la società, osteggiato da un altro e compatto schieramento di sindaci, che sono andati per le vie legali per contestare, con successo, l’illegittimità della revoca del vecchio cda,  un fronte che ha avuto tra i principali protagonisti il sindaco di Castel di Sangro, e presidente della Provincia dell’Aquila, Angelo Caruso, di Fdi, come il sindaco Biondi, il primo “cliente” della discarica di Sulmona.

Gerardini aveva puntato il dito non solo contro le decine di comuni morosi, che non pagano al Cogesa l’essenziale servizio di raccolta e smaltimento, ma anche e in particolare contro la società dei rifiuti dell’Aquila, la Asm, la cui immondizia in buona parte indifferenziata, riempie all’incirca la metà della discarica di Sulmona, per ben 23mila tonnellate annue. E soprattutto conferita, aveva sostenuto con forza Gerardini, a costi inaccettabili in virtù di un contratto oltremodo generoso firmato nel 2018, ad appena 110 euro a tonnellata, quando invece la tariffa media per il rifiuto di scadente qualità dell’Aquila, dove la differenziata è tra le più basse in Abruzzo, sotto il 35%, dovrebbe essere superiore a 150 euro a tonnellata, visto che ha bisogno di costosi trattamenti di stabilizzazione e inertizzazione. E infatti la nuova tariffa, prendere o lasciare, è di 158 euro a tonnellata.

Il consigliere Ciacchi, al quotidiano Il Centro, spiega comunque che per riaprire i cancelli ai camion, L’Aquila dovrà pagare intanto i suoi debiti, e poi però si dovrà chiudere anche con il nuovo contratto, e con tariffe più congrue. Spiegando anche che, vista la pessima qualità del rifiuto aquilano, sarà impossibile per l’Asm trovare discariche, in Abruzzo e altrove, che offrano migliori condizioni economiche rispetto al Cogesa.

Intanto, è andato semideserta la riunione dell’assemblea dei sindaci, il cosiddetto “controllo analogo”, che pure doveva discutere sul futuro, sempre più incerto del Cogesa, affondato da anni di malagestione.