TERAMO – Ben 50 chilogrammi di cocaina, proveniente dal Sud e dal Centro America, fatti entrare in un anno in Italia, negli aeroporti di Milano e Ancona, con corrieri che ingoiavano gli ovuli o nascondevano la droga nei pannolini dei bambini; 7,5 milioni di euro il giro di affari sul mercato della tossicodipendenza.

L’organizzazione è stata individuata con indagini condotte dal dicembre 2010 dai carabinieri del reparto operativo del comando provinciale di Teramo, coordinate dalla procura distrettuale antimafia dell’Aquila, attraverso il sostituto David Mancini.

I militari hanno eseguito 45 delle 58 ordinanze di custodia cautelare firmate dal gip della distrettuale aquilana Giuseppe Romano Gargarella, 13 delle quali a carico di italiani, nelle province di Teramo, Pescara, Ascoli Piceno, Macerata, Ancona, Pistoia e Vercelli.

Di queste, cinque in territorio estero, con la collaborazione delle forze di polizia della Colombia, della Repubblica Dominicana e del Costarica.

L’operazione ha attirato anche l’attenzione del giornalista e scrittore Roberto Saviano, per il quale l’Abruzzo è diventato un’area di stoccaggio “centrale” dei traffici di droga, perché considerato territorio “sicuro, isolato e insospettabile”.

I NOMI DEGLI ARRESTATI

A Teramo il blitz è stato condotto dagli uomini del nucleo investigativo dei carabinieri diretti dal capitano Nazario Giuliani.

Sono quattro le persone residenti nella provincia di Teramo finite agli arresti: Vincenzo Falà di Teramo, Melissa Gaspari di Tortoreto, Cinzia Massetti di Martinsicuro e Gianni Tassoni di Colonnella.

La base operativa era sulla costa teramana. L’organizzazione malavitosa trasferiva i narcotrafficanti in Sud America facendoli passare per una fittizia agenzia di viaggio che prenotava lussuosi alberghi.

A capo dell’organizzazione c’erano tre persone; Joel Dinato Burgos Nunez, Yeudi De Leon Feliz (in carcere ad Ancona) e Mauricio Abelardo Rubio Azuero domiciliato ad Alba Adriatica (Teramo).

LA CONNECTION

L’accusa è associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti aggravata dalla ‘transnazionalità’: tra i destinatari delle ordinanze, oltre a 41 persone di nazionalità americana e 13 italiani, ci sono anche un inglese, un albanese, un algerino, un camerunense.

Per la prima volta in Abruzzo, l’indagine ha portato a disegnare e identificare tre livelli di organizzazione gerarchica, dai capi ai collaboratori-corrieri fino a chi vendeva lo stupefacente sul territorio.

L’operazione è stata denominata ‘Barrik’, per il frequente ricorso, da parte dell’organizzazione, a cere aromatizzate al rhum con cui rivestire gli involucri di cellophane che nascondevano la cocaina occultata nelle scatole delle scarpe dentro le valigie o, in molti casi, nei pannolini dei bambini in fasce, o liquida nelle bombolette spray.

La cellula originaria del traffico, secondo quanto illustrato in una conferenza stampa del comandante provinciale di Teramo, il colonnello Antonio Salemme, si era impiantata in Italia nel 2006: tre sudamericani, residenti nel Teramano, si era uniti per rinforzare i loro canali di approvvigionamento.

Da lì l’organizzazione è cresciuta. I corrieri guadagnavano dai mille e i tremila euro a viaggio, rischiando di ingoiare anche fino a una quarantina di ovuli per trasportare in pancia 8-900 grammi di stupefacente alla volta.

In molti casi, i corrieri venivano ricompensati anche con settimane di vacanze superlussuose in Costarica o nella Repubblica Dominicana, acquistate con una fittizia agenzia di viaggi con carte di credito e bancomat clonati in Spagna e per cui è stato accertato un danno a clientela locale e italiana per oltre 150 mila euro.

A TERAMO IL ”CERVELLO”

La cellula originaria dell’organizzazione era nel Teramano: da lì era cresciuta fino a attirare l’attenzione dei Servizi di informazione Interni che avevano segnalato al comando provinciale carabinieri l’esistenza di un traffico tra la provincia di Teramo e il Sudamerica, gestito da dominicani e colombiani sul territorio teramano.

Diverse le rotte utilizzate dall’organizzazione, cambiate a seconda dell’intensificazione dei controlli agli scali: da Santo Domingo via Madrid a Milano o Ancona, dalla Colombia – Calì o Bogotà – direttamente o via Francoforte a Roma. Cinque i sequestri di circa 6 chilogrammi di cocaina compiuti tra l’ottobre 2010 e l’agosto scorso, negli aeroporti di Falconara (Ancona) e Bogotà (Colombia), alla stazione ferroviaria e in un parcheggio a Giulianova (Teramo).

La procura distrettuale ha chiesto diverse rogatorie internazionali attraverso il ministero dell’Interno.

SAVIANO: ”ABRUZZO AREA STOCCAGGIO INSOSPETTABILE”

“L’Abruzzo è diventato centrale come area di ‘stoccaggio’ della cocaina perché considerato territorio sicuro, isolato e insospettabile”.

È quanto dichiara lo scrittore Roberto Saviano tramite i suoi profili personali di Facebook e Twitter, in riferimento all’operazione ‘Barrik’ condotta dalla Direzione distrettuale antimafia dell’Aquila che ha portato all’esecuzione di 58 misure cautelari in tutta Italia.

“L’operazione – ricorda Saviano – ha fermato un’organizzazione colombiana e italiana di narcos che ha importato 50 chili di coca in Abruzzo”.