CITTA’ SANT’ANGELO – Il maltempo ha avuto la meglio e il palco allestito in Largo Mazzini presso il borgo di Città Sant’Angelo (Pescara) non è stato utilizzato per la commemorazione del ‘Gran Maestro’ Michelangelo Castagna ed i ‘Buoni Cugini’ Filippo La Noce e Domenico Marulli, i martiri angolani, ricordati comunque presso il Teatro Comunale in occasione del Bicentenario dei Moti Carbonari del 1814.
La storia abruzzese è stata la protagonista indiscussa dell’incontro nel borgo ma anche i tanti piccoli alunni hanno avuto il loro ruolo centrale: si sono cimentati in ricordi ed inni in un vero teatro. A tratti apparivano impacciati, a tratti emozionati, e in alcuni casi anche spaventati dalla platea che divertita ascoltava lezioni di storia raccontata dalle loro timide voci.
Nessuno di loro, però, ha perso l’occasione di raccontare, grazie anche all’aiuto delle maestre che erano al loro fianco, pronte a suggerire nel caso in cui fosse sfuggita qualche battuta studiata per l’occasione.
”Ce ne sarebbe abbastanza per farne un’altra, di insurrezione, ma noi ancora non ce ne intendiamo di insurrezioni!”, questa una delle battute più applaudite dal pubblico presente, recitata da un piccolo battagliero, che ha voluto ricordare che la storia si ripete; una candida presa in giro della storia contemporanea dove i più piccoli non hanno ancora la capacità di reagire.
Il bicentenario dei Moti del 1814 ha visto gli studenti degli Istituti comprensivi 1 e 2 che hanno effettuato una simpatica e simbolica ricerca sul ‘Sacrificio dei Martiri Angolani’ o meglio noti come ‘Carbonari’, ossia membri della società segreta che, in Italia dai primi dell’800, portava avanti intensi ideali di libertà e patriottismo.
L’incontro è stato possibile grazie all’amministrazione comunale di Città Sant’Angelo, al Teatro Minimo Angolano e alla Fondazione Nicola Polidoro, il cui presidente Ettore Mazzocco ha dichiarato di puntare a ”coinvolgere soprattutto i più giovani in questo genere di iniziative proprio per dare loro la possibilità di avere un confronto con la cultura locale, e la sua storia che viene raccontata con tutte le sue sfumature; se il racconto originale prevede la parola dialettale, noi la leggiamo in dialetto per non cambiare nulla”.
Anche l’Abruzzo al centro di questa vicenda. Non su tutti i testi di storia viene sottolineata che la ribellione al dominio straniero ebbe inizio proprio da Città Sant’Angelo contro il regime di Gioacchino Murat, re di Napoli e quindi anche del popolo abruzzese.
Era il 25 marzo 1814 quando fallì la rivolta di Pescara: i Carbonari avevano intenzione di agire in quel giorno perché, proprio a Pescara, era in programma la festa della Santissima Annunziata e i Carbonari erano convinti che il presidio dei soldati di Murat sarebbe stato distratto dalla confusione dei festeggiamenti, ma non avrebbero mai pensato che la sera prima della festa un carbonaro pescarese avrebbe tradito tutti, riferendo il piano ai francesi.
Michelangelo Castagna della ‘Vendita Carbonara’ di Città Sant’Angelo, rientrato nel suo comune, fece una riunione nella stessa notte del 25 marzo, con i suoi amici Marulli, La Noce e tutti gli altri patrioti angolani, prendendo la decisione di far partire la sommossa proprio a Città Sant’Angelo il 27 marzo 1814, scrivendo in questo modo una pagina della storia abruzzese, troppo spesso messa da parte.
”Una nostra maestra, in occasione di questo importante evento avvenuto a Città Sant’Angelo duecento anni fa, aveva fatto richiesta per conto di tutti gli studenti, al ministero dello Sviluppo economico un francobollo per meglio accogliere l’evento, che rappresentasse il grande sacrificio fatto dai martiri angolani, però il nostro francobollo non è stato preso in considerazione, ma noi ci speriamo ancora, perché al suo posto è stato scelto quello della Nutella che quest’anno compie 50 anni dalla sua commercializzazione – ha recitato sarcasticamente uno degli alunni sul palco – questa per noi è stata un’offesa perché comunque il francobollo avrebbe gratificato l’intera comunità ed i martiri che sono morti in onore del nostro paese”.
Non è mancato un pizzico di emozione anche in questa simpatica realtà: i piccoli in scena infatti si sono esibiti in ‘Fratelli d’Italia’ sventolando nel nome dell’unità la bandiera tricolore.






