L’AQUILA – È uscito nei cinema italiani La vita da grandi, film d’esordio della regista Greta Scarano, una storia intensa che ruota attorno al tema della crescita reciproca tra due fratelli.
Tra i protagonisti del film c’è il giovane attore aquilano Alessandro Cantalini, che racconta ad AbruzzoWeb.it la sua esperienza sul set con entusiasmo, dolcezza e sincerità.
“Il nocciolo di questo film è la crescita – spiega Cantalini – lei aiuta lui a crescere, ma poi anche lei impara da lui. E così come i personaggi crescono, anche io come attore ho vissuto un percorso di crescita durante le riprese”.
L’attore spiega inoltre che ogni volta che si trova su un set, entra in contatto con nuove persone, nuovi ambienti e nuove storie, e questo contribuisce in modo profondo alla sua formazione artistica e personale.
“Sono contento di essere cresciuto insieme a questo film, di essere maturato con esso – afferma – . Stare sul set è un’esperienza che ti cambia, ti costringe a metterti in gioco, ad ascoltare, a capire come muoverti tra mille stimoli diversi. Per me, tutto questo è stato un vero arricchimento”.
“Che posso dire, è stato ovviamente un bellissimo viaggio – prosegue – Perché io, quando parlo di lavori sia nel cinema che nel teatro, uso sempre questa parola: viaggio. Mi piace. È stato un viaggio sul set, un viaggio con nuove persone, un viaggio a Rimini – perché la prima parte del film l’abbiamo girata lì – e ovviamente anche l’ultimo viaggio, dove c’era mia madre. Tutto questo, per me, ha avuto un significato profondo”.
Parlando del cast, Cantalini non nasconde l’ammirazione per i suoi colleghi. “Yuri, il protagonista, è una persona straordinaria, un vero fenomeno. È il suo esordio sul grande schermo ma ha già una solida esperienza teatrale alle spalle”, le sue parole. “Ha portato un’energia e una presenza che hanno fatto bene a tutti – aggiunge – con la sua carriera consolidata, si è dimostrata una persona molto gentile e a modo. Con lei c’è stata subito sintonia. Ha quella professionalità che non mette distanza, anzi ti aiuta a sentirti all’altezza”.
Sulla regista Greta Scarano, Cantalini spende poi parole sentite: “È stata super accogliente, super disponibile, davvero una bella persona. Ha saputo creare un clima sereno e produttivo, e questo è raro. Per me è stato un onore lavorare con lei, soprattutto sapendo che era la sua prima regia”.
Nel corso della intervista, poi, spunta un particolare legame affettivo nato sul set.
“Mi sono affezionato moltissimo ad Ariella Reggio e Gloria Coco, che interpretano la nonna e la prozia dei protagonisti. Ho un debole per le persone anziane, e loro sono state incredibili: energiche, lucide, divertenti. Con loro ho chiacchierato tanto, ci ho scherzato, mi hanno lasciato qualcosa di bello”.
E aggiunge, sempre con quella bella tenerezza che non riesce proprio a nascondere, che si è ritrovato spesso ad ascoltarle fuori dal set, colpito dalla loro vitalità e dalla memoria limpida con cui ricordavano dettagli di scena, battute, momenti di lavorazione.
Tra i vari elementi che rendono questo film importante per lui, ce n’è uno particolarmente personale: il personaggio che interpreta. “Ho dato vita a un personaggio vicino a me, perché autistico. Io sono Asperger – rivela con naturalezza – E una cosa che ho imparato è che più i personaggi ti somigliano, più è difficile interpretarli. In questo caso era anche un personaggio secondario, quindi con poco spazio a disposizione, e questo rende tutto ancora più delicato. Devi entrare in contatto profondo con lui, ma con misura. Spero davvero di esserci riuscito, e spero che il film possa avere il successo che merita”.
“L’ho già visto in anteprima, ma non mi stanco di rivederlo. Mi sorprende che nessuno mi abbia mai chiesto se mi rompo il cazzo a rivedere lo stesso film più volte. Perché capita che ci siano nuove occasioni, o magari qualcuno ti chiede di accompagnarlo. Ma la verità è che ogni volta che lo rivedo noto qualcosa di diverso: un dettaglio, una scelta registica, una sfumatura. C’è sempre qualcosa che ti era sfuggito”, dice quindi sulle emozioni della prima, ammettendo, insomma, di essere sì emozionato, anche se non è la sua prima visione del film.
“Rivederlo è anche un modo per rivedere il cast, la troupe, per vivere di nuovo quell’atmosfera speciale. È un momento di festa, ma anche un’occasione per osservare il risultato con occhi nuovi, magari un po’ più maturi rispetto a quando l’abbiamo girato”, conclude.








