L’AQUILA – Per godersi al massimo la serata con questo Parto col folle è d’obbligo prima di tutto saccheggiare il bar per dotarsi di secchi di popcorn, bibite giganti, caramelle gommose e ogni altra nefandezza gastronomica da tenere a portata di mano sul bracciolo della poltroncina.

Sì perchè questo è un film tutto da gustare, pieno di colpi sotto la cintola, con un umorismo scorrettissimo ma efficace.

Si esce dalla sala sghignazzando più che ridendo, cercando di ricordare i dialoghi che si sono appena sentiti per non dimenticarseli, si ha la netta sensazione di aver visto un bel po’ di sana ignoranza, insomma son soddisfazioni.

A dirla tutta Parto col folle un paio di pecche ce le ha. Ci sono alcuni momenti morti, qualche battuta steccata e soprattutto certe scene pericolosamente buoniste, da lucciconi forzati, stile ‘volemose bene’, che c’entrano come i cavoli a merenda con lo spirito del film e sembrano piazzate con precisione chirurgica qua e là apposta per far contenti mamme, prozie e nipotini ciccioni.

Ma si tratta di peccati veniali, su cui si può tranquillamente sorvolare.

Quello che conta è che con l’ultimo lavoro di Todd Phillips ci si diverte. Questo signore con gli anni ha abituato il pubblico anche troppo bene, sceneggiando e dirigendo film spassosissimi come Starsky & Hutch, e soprattutto Una notte da leoni – The Hangover, che non a caso hanno riempito le sale di mezzo mondo.

A questo giro manca il simpatico figaccione Bradley Cooper (tornerà per The Hangover 2, già annunciato) e invece resta il barbuto di successo dal cognome impronunciabile, Zach Galifniakis, affiancato dall’uomo più di moda del momento, Robert Downey Jr.

Il saccente Peter ha una gran fretta di volare per Los Angeles per essere presente in ospedale al momento della nascita del figlio. Prima di partire dall’aeroporto di Atlanta per errore scambia la borsa con quella del citrullo Ethan, un tipo peloso come un orso, che ha l’abitudine di farsi la doccia in autogrill e se ne va in giro portandosi appresso un osceno cagnetto e le ceneri del padre chiuse dentro a un barattolo di caffè.

Caso vuole che lo squinternato sia nello stesso volo di Peter, seduto proprio dietro di lui. Calma, bisogna farsene una ragione, tra qualche ora sarà tutto finito.

Senonché i due litigano e riescono nell’impresa di farsi sbattere fuori dall’aereo dopo aver fatto una figura da spazzacamini davanti ai passeggeri. Siete finiti in lista nera, non potete volare. Come se non bastasse Peter scopre che il suo portafoglio è rimasto a bordo. Ethan nel frattempo ha noleggiato un auto e gli offre un passaggio.

Che fare? Quando mancano i cavalli trottano anche gli asini: tutti in carrozza, si parte.

Inizia così la corsa a rotta di collo per arrivare dall’altra parte dell’America in tempo per il parto. Riusciranno i due sfigati a sopportarsi e ad arrivare vivi e vegeti in California?

Insomma, la trama sarà pure di una banalità sconcertante, ma bisogna riconoscere che il signor Phillips sa fare il suo mestiere, perché, pur senza arrivare ai livelli irresistibili di Una Notte da Leoni, è riuscito a tirar fuori dal cilindro un’accozzaglia di scemenze – Peter che rifila un destro in pieno stomaco a un bambino rompiballe e Ethan che si masturba vigorosamente in contemporanea col suo cane, giusto per citarne un paio – che tengono incollati allo schermo per due ore senza annoiare mai.

Un mistero però rimane: chi è la capra che ha tradotto il titolo originale, Due Date, con Parto col folle?

Voto: 7