L’AQUILA – Ci spiegate per quale ragione Dylan Dog fa così schifo? Questo film è divertente quanto un sabato sera passato a guardare Telemarket, tanto vale andare a vedere la solita cretinata con Paola Cortellesi e Raoul Bova.

Zero avventura, zero stile, zero suspance, zero terrore e soprattutto zero (auto)ironia.

Chi ha passato l’adolescenza a leggere il fumetto durante le lezioni senza farsi beccare, uscirà dal cinema con l’umore sotto ai piedi.

Qualcuno poi potrebbe rischiare di non uscire proprio e di ritrovarsi il giorno dopo ancora lì, a dormire sulla poltroncina.

E dire che non ci voleva la scala: bastava prendere il primo numero o un fumetto a caso tra le centinaia che sono usciti dal 1986 a oggi e scopiazzare di santa ragione.

Capirai che fatica fare una sceneggiatura decente quando la pappa è già pronta, alle volte non avere idee proprie è la cosa migliore, si rischia persino di essere presi sul serio.

E invece no: sono andati a mettere in piedi una storiellina tutta nuova, tirata per i capelli, esile esile, che alla fine dei giochi non è né carne né pesce, solo una gran solfa.

Il minestrone è diretto da Kevin Munroe, un tizio che nella sua vita ha fatto solo le Tartarughe Ninja, e un motivo ci sarà. Gli attori si barcamenano come possono, ma il punto è che possono poco.

L’energumeno Brandon Routh nella sua vita ha fatto solo l’ultimo, vergognoso, Superman e un motivo ci sarà. Resta da capire perché sia stato scelto proprio un pistolone come lui per interpretare Dylan Dog, personaggio che non merita di certo un’interpretazione da commedia greca, ma un briciolo di personalità la dovrebbe pur richiedere.

Invece il sig. Routh mantiene la stessa espressione dal primo all’ultimo minuto, comprese le decine di scene in cui prende botte in quantità industriale, salvo poi restituire la pariglia.

In una New Orleans infestata da zombie, lupi mannari, vampiri e chi più ne ha più ne metta, Dylan Dog ha deciso di gettare la spugna e cambiare mestiere, tant’è che se ne va in giro vestito come un pirla.

Fino a quando bussa alla sua porta una biondissima che si getta ai suoi piedi: qualcosa ha ammazzato papà, aiutami ti prego. Nel fumetto nel giro di qualche minuto sarebbe finita in una sveltina, qui invece misteriosamente Dylan sbatte la porta in faccia alla gnocca.

Soltanto la morte dell’assistente Marcus gli farà cambiare idea, è tempo di tirare fuori giacca nera e camicia rossa.

Spiace dirlo, ma questa è un’occasione buttata al vento per ridare fasto a un pezzo gloriosissimo degli anni ’80 italiani e non solo.

Le domande fioccano: perché tutto si svolge a New Orleans, quando il fumetto è ambientato a Londra? Perché sono stati negati i diritti dello spiritosone Groucho? Perché Dylan mena le mani e basta? Perché se la tira così tanto e scopa così poco? Perché se il film si fosse chiamato ‘Pippo, Pluto e Paperino’ sarebbe stata la stessa cosa? Ah, saperlo…

Voto: 2