L’AQUILA – Fino all’intervallo non si capisce bene dove il signor Darren Aronofsky voglia andare a parare con questo suo nuovo, strombazzatissimo lavoro.

Tutto è ben confezionato, le inquadrature riescono puntualmente a sorprendere, ma c’è qualche momento dove regna la noia, la storia fila ma senza particolari sussulti.

Si ha l’impressione che il regista stia un po’ allungando il brodo, che tutto si risolva un esercizio di stile, e si va al bar in sovrappensiero a prendere i popcorn chiedendosi: “Ok bene, bravo, bis. Quindi?”.

Il bello di Black Swan invece è proprio questo: la progressione. È un film che parte con il contagiri al minimo ma poi ha un grandissimo secondo tempo, dove i sogni si confondono con la paranoia e l’inquietudine prende il sopravvento.

L’ultima mezz’ora è poi terribile, non la si dimentica facilmente perché inchioda alla poltroncina e a qualcuno potrebbe anche far andare di traverso la cena.

Aronofsky doveva ancora dimostrare al mondo di avere gli attributi. Requiem for a Dream divertiva ma era poco più di una scopiazzatura con meno personalità di Trainspotting. The Fountain era piaciuto più alla critica che al grande pubblico, che lo aveva sonoramente snobbato al botteghino. La rivincita era arrivata con The Wrestler, il grugno tumefatto di Mickey Rourke aveva commosso mezzo mondo, ma non la giuria degli Oscar. Dai e ridai, il vento stavolta sembra essere cambiato.

Dunque siamo a New York. Il coreografo provolone Thomas Leroy (Vincent Cassel) rottama la prima ballerina in vista della sua versione del Lago dei Cigni. Chi sarà la fortunata a prendere il posto e a impersonare contemporaneamente il cigno bianco e il cigno nero?

La bella ma insicura Nina (Natalie Portman) è ossessionata dalla danza, ha una madre, la classica rompiballe da buttare giù dalla prima rupe, che le fa una testa così col balletto da quando ha zero anni, fa i movimenti con precisione ma non trasmette niente, non riesce a essere naturale. Sul palco, dice Leroy, ma noi facciamo meno gli schizzinosi, è arrapante quanto Wanna Marchi.

Ma per fare anche il cigno nero bisogna dannarsi l’anima, lasciarsi sedurre dal buio che ogni persona ha dentro fino a perdere il controllo di sé.

La ragazza rischia di andare giù di testa perchè nel frattempo è arrivata la concorrenza di Lily: una bomba sexy che sa subito come sfruculiare le parti basse del furbacchione Leroy. Il giorno dello spettacolo è alle porte: Nina deve ripigliarsi se vuole la parte. Ma bisogna prima regolare i conti con se stessi.

Con questo film Aronofsky ha fatto scacco matto. È un lavoro brillante, originalissimo, merito anche dello spessore della sceneggiatura e della recitazione della Portman, un gran bel vedere a cominciare dal didietro.

Black Swan è da applausi, punto. O forse sarebbe meglio dire: da Oscar.

Voto: 8