L’AQUILA – La Corte costituzionale accerta la legittimità della soppressione del tribunale di Avezzano con il contestuale accorpamento a quello dell’Aquila e avvicina ancora lo spauracchio dell’accorpamento degli uffici giudiziari nel capoluogo e nel Chietino, previsto nel 2018.
Questo a dispetto dei tentativi legislativi e della promessa di un nuovo scivolamento in avanti del termine da fissare nel prossimo decreto “milleproroghe”, che verrà varato nei primi mesi del 2017, come promesso dal sottosegretario alla Giustizia Federica Chiavaroli nel corso di un recente incontro aquilano.
I giudici delle leggi hanno rigettato l’ultimo ricorso su questo spinoso argomento con la sentenza numero 232 emessa l’altro ieri, giovedì 3, sollevato dal Tar aquilano dovendo giudicare “l’impugnazione di alcuni atti amministrativi recanti disposizioni regolanti l’organizzazione del personale amministrativo in servizio presso gli uffici giudiziari compresi nel distretto di Corte d’appello de L’Aquila” da parte del Consiglio dell’ordine degli avvocati di Avezzano e alcuni dipendenti del ministero della Giustizia.
I ricorrenti ritenevano che “la disposta soppressione degli uffici giudiziari di Avezzano” fosse “allo stato inefficace” perché avverrebbe “prima del termine normativamente previsto per l’esercizio della delega (legislativa conferita al governo dal Parlamento, ndr) e senza prevedere, per i soli uffici giudiziari abruzzesi, un adeguato termine per adottare disposizioni integrative e correttive dei decreti legislativi delegati”.
Ricorso rigettato. La norma transitoria di temporaneo rinvio dell’operazione di razionalizzazione, ossia quella che ha fatto slittare i termini al 2018, dice la Consulta, è solo legata alle note questioni logistiche derivate dal terremoto di 7 anni e mezzo fa, e non lascia margini a cambi di rotta come invece vorrebbero i legali marsicani.
“Il rinvio è finalizzato non a permettere una verifica della correttezza della scelta e un possibile ripensamento attraverso l’esercizio del potere correttivo – si legge nella sentenza – bensì a coordinare il trasferimento delle funzioni con i tempi della ricostruzione delle sedi dell’Aquila e di Chieti. Esso trova dunque fondamento esclusivamente in esigenze logistiche e funzionali”.
Tradotto in soldoni, una volta completato la nuova cittadella giudiziaria di via XX settembre, dove attualmente sono in corso ulteriori lavori di allargamento, l’accorpamento non sarà più rinviabile.
L’ordine degli avvocati di Avezzano, che si è costituito anche nel giudizio costituzionale, ha censurato una disparità di trattamento rispetto agli altri tribunali italiani. Ma la Corte la pensa diversamente.
“È ingiustificata la censura di disparità di trattamento e di lesione del principio di buon andamento dell’amministrazione giudiziaria – scrivono i giudici – e anzi, la previsione di un termine unitario per l’esercizio della delega integrativa e correttiva risponde ai valori costituzionali di certezza del diritto e affidamento del cittadino”.
A questo punto, sembra rimanere solo una possibile via legislativa per evitare l’accorpamento, come ribadito dalla Chiavaroli.
Una strada complicata da percorrere perché, com’è evidente, un’eventuale e ulteriore deroga per l’Abruzzo, stavolta a prescindere dal terremoto, riaprirebbe molti focolai in varie parti d’Italia che si erano spenti quando è cominciata senza pietà la razionalizzazione, quasi 4 anni or sono.
Le norme contestate dall’ordine degli avvocati marsicano e ritenute conformi dalla Consulta sono le “solite” due sul tema.
La prima è la legge di spending review approvata dal Parlamento, che ha affidato al governo Monti la delega a legificare sull’accorpamento dei tribunali, allo scopo di ottenere un risparmio di spese (legge 148/2011).
L’altra è il successivo decreto (decreto legislativo delegato 155/2012) emesso appunto dall’esecutivo, con la tabella A allegata che ha individuato uno a uno i tribunali e le procure da defalcare, tra i quali mancano gli uffici aquilani e teatini, la cui chiusura è stata prorogata fino al 2015 e poi, con il decreto “milleproroghe” del 2014, è scivolata ancora fino al 2018 quando, ora si teme, non sarà più rinviabile.
A emettere la sentenza sono stati i giudici Paolo Grossi (presidente), Giancarlo Coraggio (redattore), Alessandro Criscuolo, Giorgio Lattanzi, Aldo Carosi, Mario Rosario Morelli, Giuliano Amato, Silvana Sciarra, Daria De Pretis, Nicolò Zanon, Franco Modugno, Augusto Antonio Barbera, Giulio Prosperetti.
Al termine della proroga, nell’Aquilano saranno soppressi il tribunale e la procura della Repubblica di Avezzano nonché il tribunale e la procura di Sulmona.
Nel Chietino, invece, avverranno i tagli più cospicui: saranno soppressi il tribunale e la procura di Lanciano nonché il tribunale e la procura di Vasto, oltre alle sezioni distaccate del tribunale di Lanciano ad Atessa e di quello di Chieti a Ortona.
I tagli sono già avvenuti secondo la tabella di marcia nel Pescarese, alle sezioni distaccate del tribunale di Pescara a Penne e San Valentino in Abruzzo Citeriore.
Già falciate anche nel Teramano, infine, anche le sezioni del tribunale di Teramo ad Atri e Giulianova.





