L’AQUILA, 1° GIUGNO – “Sono sconcertato dall’ennesima polemica strumentale, montata con sapienza e arte retorica encomiabile, ma destituita di ogni minimo fondamento. Sono altresì esterrefatto che tale polemica nasca nonostante un comunicato stampa dello scrivente dello scorso venerdì con cui fornivo tutti i dettagli delle neonate strutture commissariali: funzioni, composizione e remunerazioni”. Così il presidente della Regione e commissario per la ricostruzione, Gianni Chiodi, ha commentato gli articoli su presunti “stipendi d’oro” nelle strutture per la ricostruzione.

SEGRETERIA SU BASE VOLONTARIA

“Gli organi costituiti con il decreto n°11 – ha spiegato Chiodi – di fatto lavorano dal momento del terribile terremoto. La mia segreteria, come commissario per la ricostruzione, gestisce, dal 1° febbraio scorso, data del passaggio di consegne dalla Protezione civile nazionale, una media di circa tremila pratiche mensili, alcune delle quali di particolare delicatezza in quanto riguardano i rapporti tra struttura commissariale e gli organi centrali dello Stato. Essa inoltre funge da raccordo con i Comuni del “cratere” e con tutti gli altri Comuni ed Enti comunque interessati alla ricostruzione post terremoto”.

“Dal 6 aprile 2009 – ha aggiunto Chiodi – tutte le persone a essa assegnate hanno lavorato su base volontaria, come hanno fatto molti altri dipendenti regionali e di tutte le pubbliche amministrazioni coinvolte. L’impegno è stato e dovrà essere fuori dall’ordinario: poco importa se le persone chiamate a supportare il commissario siano nate all’Aquila, ad Avezzano, a Teramo o in qualsiasi altro posto del mondo”.

NESSUNA NUOVA ASSUNZIONE

A eccezione di alcune particolari figure professionali appartenenti alla Struttura tecnica di missione e alla Commissione tecnico scientifica, tutte le persone chiamate alle strutture emergenziali sono in “avvalimento” in favore del commissario delegato, come dice l’ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri del 22 dicembre 2009: ciò a significare che non sono persone neoassunte, ma che già fanno parte della Regione Abruzzo, come dipendenti o collaboratori. “È pertanto falso – chiarisce Chiodi – che io possa incrementare l’organico con nuove persone: la Ordinanza 3833 me lo vieta, poiché posso avvalermi solo di personale regionale”.

“Tale via – aggiunge il commissario – è stata scelta proprio per risparmiare, in quanto a esso non può essere riconosciuto uno stipendio ulteriore, ma solo le ore di straordinario effettivamente prestato per i dipendenti non dirigenti, ovvero una indennità sostituiva per i dipendenti dirigenti per i quali non è previsto il pagamento delle ore di straordinario. A differenza di tutti gli altri decreti con cui si sono costituite le altre strutture emergenziali, il n°11 non prevede tali incrementi, rimettendo alla mia discrezionalità, e quindi alla mia responsabilità, la decisione di riconoscere l’attività straordinaria prestata”.

DOPPI INCARICHI E FACOLTÁ

Sulle critiche relative al doppio incarico per i dirigenti delle strutture commissariali, il presidente sottolinea che “se avessimo dovuto seguire la preoccupazione espressa dal consigliere regionale D’Alessandro, che si domanda se gli attuali coordinatori sono in grado di svolgere le funzioni ordinarie e quelle dell’emergenza e se davvero non vi siano altri professionisti in grado di assumere gli incarichi in questione, avremmo sì, in quel caso, dovuto assumere nuovi dirigenti con costi sicuramente molto maggiori. Mi chiedo in proposito – prosegue Chiodi – come avrebbe giudicato il “severo D’Alessandro” il fatto di vedere un responsabile della segreteria del presidente della Regione diverso dal responsabile della segreteria del commissario delegato per la ricostruzione?”.

In merito ai riferiti incrementi di retribuzione dei dirigenti Chiodi evidenzia che “le percentuali riportate dalla stampa, e questa circostanza chiarisce inequivocabilmente l’intento strumentale, sono sì a pagina due del decreto, ma contenute nella parte delle premesse e precedute dalla frase “il commissario può”. Tale facoltà, come si evince leggendo anche il resto del decreto, non è stata esercitata”.

ACCESSO AGLI ATTI

Il Commissario chiarisce altresì il motivo della cancellazione della norma dell’articolo 3 del decreto n°7 che prevedeva la facoltà di accesso agli atti da parte della Commissione tecnico scientifica. “Il presunto “giallo” – spiega – può essere facilmente svelato: dopo una prima stesura abbiamo preferito eliminare tale possibilità per la Commissione tecnico scientifica per due ordini di motivi: innanzitutto l’ordinanza che ne prevede la costituzione non è chiara sulla portata della relativa funzione, secondo poi la Commissione stessa, da me nominata, non avrebbe potuto svolgere serenamente e soprattutto in modo indipendente il compito di controllare organi che comunque al commissario fanno riferimento”.

“Il controllo – aggiunge – deve necessariamente essere esercitato da un organo davvero terzo rispetto alle amministrazioni da controllare. Del resto, se avessi voluto avere le intenzioni di cui mi si accusa, non avrei emanato un decreto correttivo pubblicato sul Bura e sul sito Internet della ricostruzione”.

Infine, ha aggiunto Chiodi, “leggo dalla stampa che anche il consigliere d’Alessandro oggi è chiamato a rispondere di sprechi e privilegi. Ebbene, come lui dice di puntare sulla qualità del suo staff al gruppo consiliare che presiede, anche io, nella mia duplice veste di presidente e di commissario ho la medesima aspirazione. Conseguentemente vorrei essere chiamato a rispondere delle inefficienze del mio staff, qualora in futuro ve ne fossero, e non a smentire falsità, artatamente costruite per fare polemica sui giornali, approfittando dell’ondata anti sprechi e anti casta che oggi interessa l’opinione pubblica nazionale e che non sempre, come questo caso dimostra, ha ragione d’essere”.