CHIETI – Due lettere stanno per raggiungere il presidente della Regione Gianni Chiodi sulla situazione della casa di cura Villa Pini d’Abruzzo, una è firmata dal comitato dei lavoratori, l’altra dal sindaco di Chieti Umberto Di Primio. Entrambe chiedono la stessa cosa: che la struttura non perda l’accreditamento della Regione sulla prestazioni sanitarie.

È quanto è emerso dall’incontro di questa mattina con i lavoratori da parte del sindaco che si è recato a mezzogiorno e mezzo nella casa di cura, testimoniando già con questo gesto, la vicinanza alle sorti dei lavoratori che attendono con ansia l’esito del ricorso al Consiglio di stato contro al sentenza del Tar che a dicembre scorso annullava l’accreditamento.

“Ditemi cosa devo fare – ha detto il primo cittadino rivolgendosi ai lavoratori – vi metto a disposizione il mio ruolo istituzionale perché si faccia anche di più delle pressioni istituzionali che cercherò di mettere in campo nei confronti della Regione”.

Secondo il sindaco la Regione dovrebbe provvedere a riformare la legge regionale 32 del 2007, che ha dato adito al ricorso, oppure provvedere a dare una diversa interpretazione dell’articolo 7 bis della stessa legge, quello che prevedeva l’annullamento dell’accreditamento sulla base del mancato versamento di stipendi e contributi.

La norma era stata ipotizzata ai tempi della gestione di Vincenzo Angelini, per far sì che l’allora direzione aziendale pagasse i dipendenti. Ma, da norma a tutela dei lavoratori, rischia ora di ritorcesi contro di loro, che pagheranno con il loro posto di lavoro l’annullamento dell’accreditamento.

In gioco ci sono 978 posti di lavoro (tra Villa Pini e centri di riabilitazione Sanstefar) che il sindaco ha detto di voler salvaguardare ad ogni costo. Ma la battaglia non è solo dal punto di vista sociale ed occupazionale perché in ballo c’è anche un’emergenza di tipo assistenziale. Solo nel 2011 presso la casa di cura sono stati effettuati oltre 4.000 ricoveri ospedalieri e circa 155.000 prestazioni diagnostiche.

“Il rischio – ha detto Di Primio senza mezzi termini – è che si voglia approfittare di questo ‘errore di percorso’ per fare il gioco della concorrenza”. L’allusione è ai proponenti del ricorso, tutti titolari principali cliniche private concorrenti di Villa Pini.

“Ma una volta tolti gli accreditamenti – ha avvertito il consigliere comunale Mario De Lio anche lui presenti all’incontro – il budget destinato a Villa Pini non potrà essere destinato ad altre cliniche private. Semplicemente si assisterà a un radicale impoverimento dell’offerta sanitaria della regione”

Il consigliere De Lio (Unione di centro) ha anche annunciato la presentazione di un ordine del giorno sull’argomento in consiglio comunale.

Il comitato dei lavoratori, per bocca del portavoce Attilio Petricca, responsabile della medicina riabilitativa di Villa Pini, ha ringraziato sia il sindaco che il consigliere comunale Udc e ha risposto con entusiasmo all’appello del sindaco Di Primio di fare fronte comune, insieme alla direzione aziendale e ai sindacati, per salvare posti di lavoro e livelli assistenziali.

LA STORIA DI VILLA PINI

Il gruppo Villa Pini conta circa 1.400 lavoratori. 978 lavorano tra i centri di riabilitazione Sanstefar e la casa madre che si trova a Chieti in contrada San Salvatore. Questa struttura è in affitto per due anni al policlinico Abano Terme di Nicola Petruzzi, che ha acquistato all’asta la rete dei centri Sanstefar. La prossima asta fallimentare per acquistare anche la clinica si terrà a settembre prossimo

Del resto della galassia Villa Pini sono stati acquistati i centri Sanatrix dell’Aquila e Santa Maria di Avezzano (L’Aquila), per il resto alcuni centri sono fermi con il personale in casa integrazione, mentre in altri, come il Maristella di Chieti, si sta lavorando da sei mesi senza percepire stipendio.

L’impero messo su da Vincenzo Angelini è stato travolto dalla sanitopoli abruzzese nel 2008. Sono stati anni d’inferno, in cui i lavoratori hanno per lo più lavorato senza percepire stipendio. Un’agonia culminata nel 2010 con il fallimento finanziario.

L’intera galassia ex Villa Pini è stata posta in mano alla curatela fallimentare gestita da Giuseppina Ivone.

La prima asta si è svolta nel 2010, ma il giorno prima dello svolgimento dell’asta, le case di cura concorrenti (Pierangeli, Villa Serena e Spatocco) presentano un ricorso al Tar dell’Aquila contro l’accreditamento di Villa Pini. La tesi dele case di cura ricorrenti è che l’accreditamento di Villa Pini è illegittimo proprio ai sensi dell’articolo 7 della legge regionale 32, in base a cui le società che non sono in regola con il pagamento delle retribuzione e dei contributi incorrono nella sospensione dell’accreditamento. Articolo noto con il nome di “legge Villa Pini”.

E dunque, visto che il fallimento non ha liquidato gli stipendi e i contributi arretrati ai dipendenti, secondo i ricorrenti l’accreditamento va ritirato. Secondo la legge fallimentare, però, la liquidazione delle somme potrà avvenire solo dopo la vendita all’asta.

Di fronte alla minaccia del disaccreditamento, la prima asta per la vendita di Villa Pini (per un valore di 42 milioni di euro) va deserta e la casa madre viene aggiudicata in affitto al gruppo di Abano Terme di Nicola Petruzzi che riassume i dipendenti, riavvia la struttura e inizia a gestirla per due anni.

L’anno dopo, nel 2011, lo stesso Petruzzi si aggiudica all’asta anche il Sanstefar, richiamando dalla cassa integrazione i lavoratori dei diversi centri di riabilitazione.

Ne dicembre 2011 arriva la doccia fredda del Tar dell’Aquila che decreta l’annullamento dell’accreditamento. La curatela fallimentare ricorre immediatamente in appello al Consiglio di stato e ottiene in tempo reale un decreto cautelare di sospensione della sentenza del Tar. In seguito anche la Regione Abruzzo si costituisce dalla parte di Villa Pini contro la sentenza del Tar.

L’udienza del Consiglio di stato è attesa per il 13 aprile prossimo. (ar.ia)