CHIETI – Quella di questa mattina doveva essere una seduta solenne del Consiglio comunale esclusivamente dedicata alla mozione per il riconoscimento del valore del capoluogo teatino nel corso della seconda guerra mondiale, in relazione agli avvenimenti che fecero di Chieti una “città aperta”, ma la dura realtà di questi giorni ha preso il sopravvento. 

In aula si sono presentati nuovamente i lavoratori ex Burgo accompagnati, e questa invece è una novità, da una delegazione di dipendenti della Sixty, altra azienda della Val Pescara fortemente in crisi.

Il capogruppo Udc Alessandro Giardinelli, a inizio seduta, ha così preso la parola per “fatto grave” per illustrare il contenuto di una lettera sulla vicenda Burgo da inviare al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.

Giardinelli chiede l’intervento del capo dello Stato perché sarebbero stati violati diritti costituzionali dei lavoratori, in particolare Giardinelli cita l’articolo 41 della Costituzione italiana, secondo cui “l’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali”.

L’aiuto di Napolitano viene invocato affinché si riaprano le trattativa appena tragicamente chiuse dalla dirigenza Burgo con la fine del periodo di cassa integrazione di cui i vertici aziendali non hanno neanche provato a chiedere una proroga.

“La riapertura delle trattative – ha sostenuto Giardinelli – è fondamentale sia per la ricollocazione del personale che per far abbassare il costo dei terreni del sito di via Piaggio in modo di renderli più appetibili sul mercato”.

Dopo Giardinelli ha preso la parola il senatore Giovanni Legnini che ha ribadito a sua volta che Burgo non può chiudere così con Chieti “dopo aver sfruttato per 70 anni il territorio teatino”.

Al termine dell’intervento di Legnini ha parlato il capogruppo di Giustizia sociale Enrico Bucci per illustrare la mozione su “Chieti città aperta” e così i lavori consiliari hanno ripreso l’iter che era stato loro assegnato fin dall’inizio.