CHIETI – Le bandiere dei sindacati piantate a terra lungo il viale d’ingresso della Sixty di Chieti Scalo bastano per dare un segnale chiaro di quello che sta accadendo nello stabilimento tessile: la Sixty non c’è già più, la produzione è ferma da tempo, lavorano solo gli uffici amministrativi, ahimè soprattutto per il recupero crediti.
L’azienda è diventata terreno di scontro tra sindacati e lavoratori da una parte, che non ci stanno a vedere annientato o delocalizzato il patrimonio che hanno contribuito a creare, e la nuova proprietà dall’altra, che vorrebbe creare una nuova azienda in grado di riassorbire solo una cinquantina dei 400 lavoratori Sixty.
Nella fabbrica, occupata ma solo a pian terreno, perché negli uffici i dipendenti sono liberi di continuare a svolgere la propria mansione, va in scena l’amarezza dei lavoratori. Ma non la rassegnazione.
Attese e speranze sono tutte rivolte al vertice romano di lunedì prossimo presso il ministero delle Attività produttive, il quarto incontro nazionale, al quale il presidente della Provincia Enrico Di Giuseppantonio e l’assessore provinciale al lavoro Daniele D’Amario hanno chiesto anche la presenza del ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera e del Lavoro Elsa Fornero.
A quell’incontro i lavoratori chiedono anche una maggiore presenza della Regione, che sinora ha partecipato con tecnici e funzionari. “Il presidente Gianni Chiodi sinora è stato sempre assente – ha detto Marino D’Andrea, rsu Cgil – adesso è il caso che si faccia vedere”.
“Sui 500 metri di strada di via Piaggio qui intorno alla sede Sixti – ha aggiunto Ettore Di Natale della Cisl – sono centinaia i posti di lavoro persi e moltissime le aziende chiuse. Chieti città soffre per la chiusura di uffici e caserme. La Regione non può chiudere gli occhi su tutto questo”.
“Non ci si deve dimenticare – ha concluso Maurizio Sacchetta della Uil – che la Sixty è l’unica multinazionale presente in Abruzzo. La Regione non può permettersi di lasciarla andar via così. E non parliamo solo di Chieti ma anche di punti vendita che chiudono dappertutto e dell’indotto che subirà pesantemente questa perdita”.



