CHIETI – Si allarga l’inchiesta della procura della Repubblica di Chieti sull’università “D’Annunzio”. Si è aperto, infatti, un nuovo filone di indagine che riguarderebbe lauree un po’ troppo “facili” in ateneo.

La conferma arriva dal nuovo blitz della scorsa settimana di finanzieri che è stata un’intera giornata negli uffici delle segreterie generali, dove, da quanto si è appreso, sono stati acquisiti documenti relativi a tre corsi di laurea: Medicina, Scienze motorie e Scienze della formazione.

Per quanto riguarda Medicina, sembra che il supplemento d’indagine sia dovuto a problemi relativi ai concorsi per entrare nella facoltà a numero chiuso. Ben altra questione, invece, è quella che riguarda Scienze della formazione, per cui si parla di lauree stranamente “rapide”.

L’indagine riguarderebbe, in particolare, un funzionario che è uno stretto collaboratore del direttore generale dell’Ateneo, Filippo Del Vecchio, essendo in servizio nella sua segreteria. Il funzionario in questione, sempre secondo quanto si apprende, starebbe conseguendo un diploma di laurea a tappe “forzate”.

Sull’argomento la Finanza ha interrogato, come persona informata sui fatti, anche il preside della facoltà di Scienze della formazione Gaetano Bonetta e altri tre docenti universitari.

Il funzionario in questione, inoltre, era rimasto implicato anche su un’altra vicenda che è pure all’esame della procura teatina, quella delle promozioni volute da Del Vecchio, secondo alcuni in maniera illegittima. La questione è stata anche oggetto di un esposto consegnato dall’associazione Codici ai pm, un documento in cui si chiedeva di indagare anche sul contratto dello stesso direzione generale.

I dipendenti promossi sono stati Giulia Zona, Luana Trave, Lino Di Berardino, Fausta Mantini, Angela Di Fabio, Marino Di Paolo, Lorella Marino, Monica Di Blasio, Tiziana Ferretti, Cristiana Alberigo, Fabio Critani, Paolo Del Duca, Attilio Grilli, Lorella Mercuri, Paola Mucciante, Luigino Di Donato, Sandra Mammarella, Marina Marino e Simone Calci.

Tutti loro, affermano i contestatori, avevano potuto far carriera grazie alla decisione del direttore generale di attingere a una graduatoria che, secondo molti, non era più valida.

Ma non è questo l’unico aspetto nel mirino della procura teatina. Si sta investigando, infatti, anche sul contratto che lega la “D’Annunzio” al Cus, il suo Centro universitario sportivo, contratto attualmente sospeso per permettere al vertice universitario ulteriori approfondimenti.

Una sospensione che crea non pochi problemi al Cus, ma anche alla Bper, la banca con cui il Cus ha contratto un mutuo milionario (con fidejussione e cessione di credito della stessa “D’Annunzio”) che veniva ripagato mese per mese con i soldi che arrivavano dall’ateneo e che ora sono stati bloccati. La banca potrebbe, a questo punto, rivalersi chiedendo la restituzione dei fondi direttamente all’università.

Sono dunque diversi i problemi che il direttore generale Del Vecchio si trova sul suo tavolo, a cui si aggiungono i guai personali con la magistratura.

Del Vecchio, che nei giorni scorsi ha partecipato all’inaugurazione dell’Anno accademico della Scuola ispettori e sovrintendenti delle Fiamme gialle, assieme a inquirenti anche di vicende che lo vedono coinvolto, è infatti sotto processo all’Aquila per vicende relative al suo precedente incarico di direttore amministrativo all’Università aquilana, per il caso degli affitti gonfiati del capannone ex Optimes dov’è stata ricollocata la facoltà di Ingegneria che aveva avuto la sede distrutta dal sisma del 6 aprile 2009.

Oltre al processo aquilano, inoltre, da quanto si apprende il direttore ha ricevuto altri due avvisi di garanzia. Uno riguarda l’accusa di “insolvenza fraudolenta”. A puntare il dito contro di lui sarebbe un cittadino originario della Macedonia, ma residente a Colledara (Teramo), titolare di una ditta edile che avrebbe lavorato in subappalto per l’Ateneo del capoluogo. Il problema sarebbe, dunque, un pagamento mai avvenuto nei confronti della ditta del macedone.

L’altro avviso di garanzia, ultimo in ordine di tempo, riguarda, invece, proprio la questione del congelamento del contratto che lega la “D’Annunzio” al Cus. Il reato ipotizzato dalla procura di Chieti è quello di abuso di ufficio.