CHIETI – “Chiediamo la riapertura dei concorsi dei giudici di pace e la rideterminazione delle piante organiche, crediamo che per superare l’attuale situazione di precarietà della categoria si presuppone, necessariamente, il riconoscimento della rinnovabilità dei mandati sino a 75 anni e delle tutele previdenziali, retributive e ordinamentali previste dalla Costituzione”.
Il giudice di pace teatino Mariaflora Di Giovanni spiega così le motivazioni delle sciopero nazionale indetto dalla categoria dal 21 novembre al 2 dicembre.
La signora Di Giovanni, vicepresidente nazionale dell’Associazione nazionale giudici di pace, insieme ai colleghi Gabriele Di Girolamo, Gabriele Longo, Enzo Crasto e Alberto Rossi, ha proclamato lo sciopero nazionale nel corso di un direttivo congiunto della sua associazione e dell’Unione nazionale dei giudici di pace, lanciando così uno sciopero unitario e totale della categoria, necessario per dare più forza alle richieste presentate.
“L’aumento delle competenze – spiega la Di Giovanni – che, nel corso degli anni ha modificato, di fatto, lo figura dei giudici di pace, deve necessariamente accompagnarsi al riconoscimento di uno status giuridico qualificato e certo della magistratura di pace (continuità, previdenza, indipendenza) e ad una revisione razionale ed equilibrata delle piante organiche dei giudici di pace sul territorio nazionale”. (ar.ia.)






