CHIETI – Ragazzi disabili trattati come “pacchi postali”, da trasferire in una struttura che, a detta di genitori ed esperti, non è assolutamente idonea a ospitarli e che potrebbe mettere a rischio la loro stessa sopravvivenza.

È il timore delle famiglie dei 35 giovani pazienti con disabilità mentale e fisica ospitati sinora al Maristella di Chieti, struttura ex Villa Pini acquistata dalla Cise srl dopo il fallimento del gruppo Angelini.

I familiari si sono riuniti in un comitato (Comitato di difesa civica dei pazienti diversamente abili del Maristella di Chieti), presieduto da Camilla Liberatore e dal suo vice Giuseppe Spadavecchia, che si batte perché i 35 giovani non vengano trasferiti in un hotel alla periferia di Palena, centro ritenuto inadeguato da diversi punti di vista.

“Sia perché l’albergo si trova in posizione isolata, anche rispetto al centro abitato di Palena, già di per sé isolato trattandosi di un centro montano. Sia perché la struttura dista almeno un’ora dal centro ospedaliero più vicino e sia perché è difficile da raggiungere per i familiari, che attualmente visitano i ragazzi diverse volte alla settimana”, hanno spiegato Liberatore e Spadavecchia nel convegno presso l’hotel S a San Giovanni Teatino (Chieti).

“Bene fa il nuovo proprietario della struttura a trasferire i pazienti da dove si trovano ora, ovvero a Villa Pini – ha spiegato Spadavecchia – perché, pur essendo stati lì da 16 anni, la legge vieta che pazienti con questo tipo di disabilità risiedano all’interno di un polo ospedaliero, dove hanno poche possibilità di socializzazione. Ma non possono portarli a Palena, dove ne avrebbero ancor meno”.

I 35 pazienti sono soltanto quelli che sono rimasti nella struttura dopo l’ipotesi di spostamento a Palena. Chi ha potuto trovare sistemazione migliore l’ha già abbandonata. Prima dei 16 anni a Villa Pini, i ragazzi risiedevano in un’altra struttura a Francavilla al Mare (Chieti). Poi, “da un giorno all’altro, come pacchi postali e senza avvisare per tempo le famiglie – ha sottolineato una madre – sono stati portati a Chieti e ora addirittura li vogliono mandare a Palena. Mio figlio, già quando fu trasferito a Chieti ebbe delle crisi. Figuriamoci cosa succederà adesso. Temo per la sua vita”.

C’è poi ancora un altro problema sollevato nel corso del convegno, che non riguarda la sede futura dei pazienti, ma il fatto che il loro staff assistenziale verrà ridotto sia sotto il profilo dell’assistenza sia sotto quello riabilitativo, perché “le Asl, che per anni hanno considerato questi ragazzi recuperabili – ha rincarato Spadaveccia – dalla sera alla mattina li hanno catalogati diversamente, diminuendone l’assistenza. Così se finora abbiamo fatto tanto per recuperarli, sia sotto il profilo assistenziale che anche sotto quello economico, visto che i pazienti sono stati mandati regolarmente a scuola a Francavilla con un pulmino, adesso stiamo per buttare tutto a mare”.

L’appello a far sì che si trovi una sistemazione idonea per i 35 pazienti del Maristella è stato rivolto soprattutto alla classe politica, invitata almeno a prendere coscienza del problema e a non delegare a tecnici e burocrati decisioni che hanno a che fare in senso letterale con la vita delle persone.

Per questo motivo il comitato ha invitato alla tavola rotonda tutti i rappresentati politici del territorio, dal Comune, alla Regione al Parlamento. La politica, probabilmente distratta dagli impegni del rush finale della campagna elettorale, ha risposto in maniera a dir poco deludente.

Erano infatti presenti soltanto il senatore dell’Italia dei valori Alfonso Mascitelli e il consigliere regionale di Rifondazione Maurizio Acerbo. C’era anche l’esponente di Rifondazione Angelo Orlando, invitato come esperto della materia.