CHIETI – Cosa può dire un antico mito greco come quello dell’Antigone di Sofocle, alla cultura del nostro tempo? Secondo la professoressa Giulia Paola Di Nicola, Antigone può dire ancora molto, essendo figura portatrice di un messaggi universali, quale quello del voler trasgredire ordini che si ritiene sbagliati e del combattere per le proprie idee e i propri principi.
Per questa figura dai contorni contraddittori, al tempo stesso simbolo di conservazione (perché vuole conservare la legge dei suoi avi) ma anche di trasgressione (perché non vuole obbedire agli ordini di Creonte), la professoressa Di Nicola, docente di sociologia all’università di Teramo, prova una sorta di nostalgia, tanto è vero che ha intitolato il suo ultimo libro “Nostalgia di Antigone” (Effatà editrice).
Il volume è stato presentato ieri sera a Chieti, presso il Grande Albergo Abruzzo, dalla fondazione Cantiere Abruzzo alla presenza dell’autrice, del presidente della fondazione senatore Fabrizio Di Stefano, della professoressa Angela Rossi che ha curato la traduzione del testo greco, e di Attilio Danese, direttore, insieme alla Di Nicola, della rivista “Prospettiva Persona”.
“Sono nata per l’amore e non per l’odio”, altra celebre affermazione dell’eroina di Sofocle, mette bene in evidenza quanto Antigone può ancora essere punto di riferimento anche per la contemporaneità, e del perché sia diventata simbolo di una donna libera, che decide e opera in piena autonomia, in contrapposizione con il potere e la tradizione, quando questi negano la dignità della persona.
La presentazione del libro al Grande Albergo Abruzzo ha visto una sala conferenza gremita di persone che hanno assistito anche a un breve passo dell’Antigone recitato da giovani allievi della Scuola di recitazione del teatro Marrucino. (ar.ia)



