CHIETI – Il problema dello smaltimento dei rifiuti del Pescarese che potrebbero finire nella discarica di Casoni continua a tenere banco in città. Sull’argomento interviene il movimento politico ideAbruzzo che ritiene che il problema rifiuti a Chieti sia “molto più complesso e doloroso di quello che possa essere rappresentato dallo scarico a Casoni dei rifiuti pescaresi”.

“In questi ultimi giorni molti politici teatini, a ogni livello – dice Sergio Montanaro, membro del movimento politico – cercano di sviare le responsabilità per l’arrivo dei rifiuti di Pescara nella discarica di Casoni, e da molti il problema viene affrontato e rappresentato solo ed esclusivamente come una questione di campanile e utilizzo della discarica. Errato”.

Secondo Montanaro il presunto disegno secondo il quale Chieti potrebbe divenire la cosiddetta “pattumiera d’Abruzzo” viene da lontano. Per lui, infatti, la nascita dell’emergenza rifiuti ha seguito un percorso “che si è tranquillamente snodato tra i vuoti lasciati man mano da chi aveva in quel preciso momento il dovere, conseguente al mandato elettorale ricevuto, di porre rimedio alla questione rifiuti”.

Montanaro sottolinea che durante questo percorso “nelle immediate vicinanze di Chieti, non necessariamente sul suolo teatino, nel tempo si sono impiantate circa 20 impianti di trattamento di rifiuti. Dettaglio non indifferente, sfuggito a troppi politici teatini”.
 
Secondo lui, dunque, sembra che ci sia un preciso “disegno che prevede che Chieti diventi la pattumiera d’Abruzzo. Chieti come città e i territori immediatamente vicini.  La realizzazione della filiera dell’industria del rifiuto pare sia stia formando e completando velocemente intorno a Chieti. Posizionando i vari passaggi di lavorazione anche complementari a poca distanza l’uno dall’altro. Tenendo a debito riposo stabilimenti come quello di Alanno fermo per problemi meramente burocratici”.

“A poche decine di metri da Chieti e dal suo abitato ci si sta battendo aspramente per impedire la costruzione di un impianto sul territorio di Casalincontrada – sottolinea Montanaro che vive questa battaglia in prima fila – che potrebbe portare, a non molta distanza da Casoni e da tutte le altre installazioni operante nella lavorazione di rifiuti, circa 200.000 tonnellate di rifiuti annui, di cui oltre il 65 per cento derivanti da materiali quali car-fluff , gomme e altri infiammabili provenienti da fuori regione”.