CHIETI – Del nuovo piano industriale della Sixty non c’è ancora traccia. Dopo l’incontro convocato in Provincia e rinviato alla data di oggi proprio perché questa mattina sarebbe stato illustrato il nuovo piano industriale nella sede di Confinustria i rappresentanti sindacali sono rimasti un’altra volta a bocca asciutta.

L’unica novità è stata la presentazione del nuovo direttore generale del gruppo tessile, Michel Lhoste, e, per il resto, è stato chiesto di aspettare sino a dopo le feste di Natale.

Il nuovo direttore generale ha annunciato che ha progetti di rilancio del marchio e dei prodotti ma sembra che riguardino più le sedi Sixty fuori dall’Italia che quella teatina, dove, comunque, sembra che continui ad avere la sua “caratterizzazione di centralità”.

Cosa significhi questa “centralità” è tutto da vedere. Soprattutto perché i numeri del precedente piano industriale parlavano di esuberi di 250 lavoratori sui circa 450 del sito di via Piaggio.

Nel frattempo l’unica cosa certa è che quando finirà la cassa integrazione ordinaria a fine dicembre l’azienda ha intenzione di chiedere una proroga di altre due settimane. Sarà il periodo in cui verrà presentato il nuovo progetto di rilancio e si capirà cosa ne sarà dello stabilimento teatino.

I rappresentanti sindacali non hanno nascosto la propria delusione. Eppure ci sono stati alcuni spiragli che li inducono a pensare in positivo. D’altronde quello di oggi si è rivelato solo un incontro interlocutorio e, dunque, impossibile da commentare in positivo o in negativo.

La Cgil ha, comunque, confermato che il presidio permanente davanti ai cancelli di via Piaggio continuerà. In una nota il segretario provinciale della Filctem Cgil, Giuseppe Rucci, ha inoltre affermato di aver “ribadito che non accetteremo esuberi strutturali in un territorio già estremamente provato da anni di deindustrializzazione, riconfermiamo la disponibilità a fare sacrifici per superare insieme questa delicata fase, anche se solo in parte diretta conseguenza della crisi, ma principalmente frutto di scelte sbagliate compiute dai vari manager che in questi anni si sono succeduti nella direzione dell’azienda”.