CHIETI – È successo quello che nessuno si aspettava mai potesse succedere. Nell’ultimo giorno utile prima che finisca la cassa integrazione l’azienda Burgo si è presentata al tavolo provinciale da sindacati e lavoratori senza un proprio rappresentante in grado di prendere una decisione ma solo con un portavoce che ha dimostrato tutta la chiusura nei confronti delle richieste dei lavoratori.

Richieste legittime, occorre specificarlo, perché i lavoratori hanno dimostrato di voler agevolare in tutti modi la proprietà anche concedendo il permesso alle demolizioni, cosa che generalmente assolutamente non avviene.

E invece Gaetano Grima, direttore dimissionario del personale degli stabilimenti Burgo del Centro Sud, ha aperto il tavolo coordinato dall’assessore provinciale al Lavoro Daniele D’Amario dicendo subito che l’azienda non aveva intenzione di chiedere una proroga della cassa integrazione, come a lungo chiesto dai lavoratori.

Non solo, Grima ha anche annunciato che gli incentivi per chi avesse deciso di sottoscrivere l’accordo sulla mobilità erano di 1.000 euro e che l’azienda non avrebbe fatto nulla per andare incontro alle altre esigenze portata avanti dai lavoratori, come nel caso di quelli per cui mancavano solo pochi mesi alla pensione e perciò chiedevano una breve riassunzione negli altri stabilimenti del gruppo.

E visto che “1.000 euro di incentivo sono uno schiaffo alla povertà di chi ha dato a Burgo 30 anni di lavoro e sacrificio”, per dirla con le parole di Carmine Torricelli, segretario provinciale Slc Cgil, le Rsu e i sindacati hanno deciso all’unanimità di non firmare l’accordo sulla mobilità.

“Un epilogo assurdo e drammatico per questa vicenda – ha commentato Antonio Cardo, segretario provinciale Uil – da domani 133 lavoratori saranno senza lavoro, andando ad aumentare la crisi profonda di un territorio, quello della Val Pescara teatina, che ha già sofferto tantissimo. C’è un’emergenza occupazionale notevole. Chieti con il suo comprensorio hanno un tasso di disoccupazione che supera il 18 per cento. Emerge in tutta la sua necessità che questa problematica trovi sbocchi in una mobilitazione generale sui problemi dell’occupazione a partire da Sixty e Burgo insieme”.

“Troviamo l’atteggiamento della Burgo del tutto incomprensibile – ha continuato Leonardo Di Gregorio segretario provinciale Ugl – perché se da un verso Burgo parla di crisi finanziaria ciò non giustifica il fatto che con questo atteggiamento di chiusura che ha provocato il mancato accordo sulla mobilità comporterà l’esborso di somme più esose (sei mensilità per ogni lavoratore) rispetto alla quota di incentivi richiesta dai lavoratori”.

Questo atteggiamento ambivalente dell’azienda fa dire al segretario provinciale Ugl che dietro un atteggiamento incomprensibile possono nascondersi trame oscure. Come, ad esempio, la possibilità di aver voluto realizzare sin dall’inizio una seconda Megalò. Timore espresso e condiviso appieno anche dal segretario regionale Fistel Cisl, Lucio Petrongolo.

Intanto i lavoratori adesso sono pronti a tutto. Si stanno preparando azioni di protesta a 360 gradi. E i quattro sindacati hanno messo a disposizione gratuitamente le proprie strutture per adire le vie legali.

Nel pomeriggio è sceso a Chieti scalo in via Piaggio anche il sindaco, Umberto Di Primio, per portare solidarietà ai lavoratori che nel frattempo hanno iniziato ad occupare il sito industriale.