CHIETI – “L’ho cacciato perché non sapeva amministrare e perché non è stato alle regole di una convivenza politica in uno schieramento di maggioranza. Il dimezzamento dell’indennità, con tutte le polemiche che sono seguite, è solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso, non per il gesto in sé, ma per l’irresponsabilità di ciò che lo ha animato. Odio il populismo, soprattutto quando è fatto sulla pelle di chi ha bisogno”.

Attorniato dai suoi assessori e da molti consiglieri comunali, il sindaco di Chieti, Umberto Di Primio, oggi in una conferenza stampa-fiume ha spiegato i motivi del defenestramento di Bruno Di Paolo dal suo esecutivo.

Di Primio ci ha tenuto a sottolineare che non ha fatto fuori il suo vice solo per la riduzione dell’indennità, ma per “insipienza del suo passaggio all’interno dell’amministrazione” e “incapacità amministrativa”, “per il fatto che non ha dato contributi, se non per i voti che ha riportato e per questo lo ringrazio. Ma, per il resto, avrei dovuto cacciarlo prima”.

“Avrei dovuto cacciarlo – ha ripetuto Di Primio – quando ha fatto saltare tutti i concorsi, aveva sbagliato lui ma comunque ero io il sindaco e su di me ricadeva la responsabilità. Avrei dovuto cacciarlo quando ha bandito i concorsi e ha mandato sms alla gente dicendo di passare a lui, quando ha offeso i dipendenti comunali pur essendo assessore al personale e dunque avendo responsabile di quello che faceva il personale. Avrei dovuto cacciarlo quando ha detto che cinque dirigenti potevano essere rimandati a casa, pure senza fare i nomi, ma, anche questa volta solo per apparire sui giornali”.

“Avrei dovuto cacciarlo – ha continuato il sindaco nel suo j’accuse – quando ha attaccato i sindacalisti che semplicemente erano intervenuti a difesa del personale dopo i suoi attacchi. Avrei dovuto cacciarlo per le posizioni politiche ambivalenti fuori Chieti. Quando ha attaccato su temi problematici e di difficile soluzione il Comune, come nel caso della Teateservizi. Quando non l’ho visto né in mezzo ai lavoratori Burgo né a quelli Sixty, come ho fatto io, mentre lui ha passato due anni e mezzo sotto i portici”.

“Lui dice di aver avuto difficoltà a difendere l’indifendibile – ha ironizzato Di Primio – pensate cosa ho dovuto fare io nei suoi confronti, visto che lui non è capace di difendere l’amministrazione perché non ne sa nulla, non ha avuto idee per risolvere i problemi, mai una proposta in Giunta”.

Di Primio ha anche detto che non è vero che Di Paolo ha appreso del ritiro della delega dalla stampa, perché glielo aveva già detto di persona nel corso di una precedente riunione di maggioranza.

“Quella riunione – ha sottolineato il primo cittadino – in cui lui dice di essere stato politicamente ricattato. Cosa che non è vera, perché i consiglieri gli hanno solo detto che ha messo in imbarazzo tutti e per questo gli hanno detto chiesto di scusarsi, cosa che lui non ha fatto”.

Per quanto riguarda la vicenda che ha dato il là all’intera situazione, quella del dimezzamento dell’indennità, Di Primio ha detto che “alle dichiarazioni di Di Paolo nessuno ha prestato attenzione, perché erano chiaramente populiste, fatte ad arte per andare sui giornali. La beneficenza non la si fa in questo modo. Non si stampano 110 buoni pasto, si va alla Caritas e si dona ciò che si vuole, senza dirlo a nessuno”.

Il sindaco ha risposto, inoltre,  con una battuta all’accusa di vivere all’ombra di Di Paolo: “Non ho problemi di ombra, visto che non ho i capelli sto meglio all’ombra – ha sbottato – Non ho mai avuto ambizioni di fare il consigliere regionale, avevo solo un desiderio, quello di fare il sindaco della mia città, l’ho fatto e sono soddisfatto. Continuerò a fare il sindaco e posso dire a chi sostiene il contrario che non mi dimetto entro il 29, la data per presentarsi in Parlamento”.

Per quanto riguarda la questione del fatto che Di Primio è stato eletto al Comune sin dal 1993, per cui da allora percepisce un’indennità a seconda dei ruoli che ha ricoperto, il sindaco ha ribattuto: “Ogni mese io non passo all’incasso, io prendo l’emolumento che spetta a chi fa il sindaco e me lo merito tutto, sbagliando, azzeccando, ma comunque andando a guadagnarmi quello che la gente mi ha detto che mi spetta da sindaco, ovvero 2.900 euro al mese netti, 56 mila euro lordi all’anno e su queste somme applico il 43 per cento di tassazione come previsto dalle legge”.

“Credo di non dover restituire nemmeno un centesimo ai cittadini, perché ho la certezza di aver meritato ogni centesimo. Ho sempre lavorato con passione e amore per la mia città e soprattutto non per me”, ha assicurato.

Riguardo, infine, all’assunzione della moglie di Di Paolo nel consiglio d’amministrazione di un ente dipendente della Regione, “assunzione ineccepibile sotto il profilo della legittimità – ha sottolineato il primo cittadino – ma mia moglie non lavora in nessun cda di un ente pubblico e nessun mio parente è mai stato indicato da me in un consiglio d’amministrazione. La verità è che chi fa del moralismo deve poterlo fare”.