CHIETI – Alla manifestazione di oggi a Roma contro i tagli ai Comuni voluto dal decreto sulla spending review c’era anche il sindaco di Chieti, Umberto Di Primio, in qualità di “responsabile del personale e relazioni sindacali” dell’Anci, l’associazione nazionale dei Comuni italiani.

Il sindaco di Chieti ne ha approfittato per chiedere di riprendere il referendum per abolire alcuni privilegi dei parlamentari, visto che non possono essere solo i Comuni a sopportare il peso dei tagli, e per fare una serie di proposte.
 
“Il Paese può per davvero ripartire se la parte sana, ovvero il sistema dei Comuni, verrà messo in condizioni di poter operare per il bene dei cittadini – ha detto il sindaco Di Primio – Tutto questo, però, passa attraverso l’attuazione di alcuni punti. Il primo è la cancellazione della spending review, soprattutto laddove si fonda su dati errati, se non falsi, come quelli attinti dal Ministero dell’economia sul Siope”.
 
Di Primio chiede anche l’eliminazione del Patto di stabilità, “vero e proprio freno dello sviluppo economico dei territori”, la sostituzione del sistema dei tagli lineari, “penalizzanti per chi fino a oggi ha rispettato le regole” e l’introduzione di un sistema di revisione della spesa che punti al taglio dei costi inutilmente sostenuti dalla pubblica amministrazione, facendo salve quelle spese destinate alla copertura dei servizi essenziali.

“Dopo che i Comuni, negli ultimi cinque anni, hanno pagato con oltre 20 milioni di euro di minori trasferimenti da parte dello Stato il costo della invocata riduzione della spesa pubblica – ha detto Di Primio – è arrivato il momento che il governo getti la maschera e si decida a tagliare i privilegi e le inutili spese degli apparati burocratici nazionali e locali e dello stesso Parlamento”. 

“In tal senso – ha concluso il sindaco – sento di fare un accorato appello affinché quanti più cittadini, presso i propri Comuni, si mobilitino e facciano richiesta di ripristino del servizio di raccolta firme valide per la petizione di un referendum avente a oggetto l’abrogazione di alcune indennità spettanti ai membri del Parlamento”.