CHIETI – Aria di verifica politica al Comune di Chieti. Dopo le notizie circolate su una parte della maggioranza comunale che sarebbe pronta a passare con l’opposizione per dimettersi dal Consiglio e rimandare tutti a casa e l’ennesima caduta del numero legale nella seduta di ieri mattina, il sindaco Umberto Di Primio ha fissato per oggi pomeriggio una serie di incontri separati con tutti i partiti e i gruppi che lo sostengono.

Ad ogni incontro il primo cittadino porrà tre domande. Chiederà se sono soddisfatti dell’operato della giunta nel suo complesso, se hanno della lamentele su qualche singolo consigliere e se sono disposti ad assicurargli fiducia sino alla fine.

Interpellato sugli incontri, Di Primio ha glissato, dicendo che si trattava di semplici riunioni per parlare del bilancio dell’ente. In realtà, il sindaco ha sempre detto che avrebbe potuto anche cambiare l’assetto del suo esecutivo se questa manovra gli avesse assicurato maggiore stabilità in Consiglio comunale.

Il problema è che difficilmente il primo cittadino potrà toccare qualche tassello della sua giunta senza mettere a rischio i vecchi equilibri. È anche vero, però, che gli equilibri politici usciti fuori dal voto comunale nel 2010, a distanza di due anni non sono più gli stessi.

La maggioranza, cioè, è cambiata, e non solo perché si è ridotta di numero, visto che i due consiglieri di Futuro e libertà da tempo si possono considerare all’opposizione e che le file della minoranza potrebbero ingrossarsi con qualche nuovo membro.

Voci non ufficiali parlano, infatti, di un abbandono del Popolo della libertà da parte del consigliere Domenico Di Fabrizio, il più votato in assoluto di tutto il Consiglio comunale, che da tempo sembra ai ferri corti non solo con il suo partito ma con tutto lo schieramento di maggioranza, tanto è vero che le sue presenze in Consiglio comunale sono sempre più sporadiche.

La geografia politica consiliare si è anche modificata a seguito della nascita dell’intergruppo “dei cinque”, ovvero cinque consiglieri comunali appartenenti a diverse liste civiche che si sono autoderminati in un’unica entità e hanno deciso di votare insieme. Il loro peso non è indifferente, ma in giunta non hanno alcun riferimento.

Infine, ci sono da considerare anche una serie di beghe interne ad ogni partito. Nell’Unione di centro, ad esempio, ci sarebbe qualche consigliere (vedi ad esempio Franco Di Pasquale) deciso a criticare l’operato di un assessore del proprio partito (nella fattispecie Ivo D’Agostino).

Di Primio, insomma, dovrà vedersela con questi ed altri problemi, sempre che non decida di dare ascolto a qualche suo consigliere che, da tempo, vista la complicata gestione della sua maggioranza, gli sta chiedendo di rimandare tutti a casa al giudizio degli elettori.