CHIETI – Dal 2007 al 2013 in provincia di Chieti il numero dei lavoratori edili si è più che dimezzato, passando da 7.500 a 3.108. La stessa sorte hanno subìto le imprese attive, che da 1.317 sono scese a 740. E inoltre, secondo quanto dicono gli addetti ai lavori, “le imprese teatine non lavorano più al Comune di Chieti”.
È quanto emerso dagli “Stati generali dell’edilizia della provincia teatina” convocati dal presidente provinciale dell’associazione dei costruttori (Ance) e vice presidente nazionale Angelo De Cesare, esponente di una storica famiglia teatina di imprenditori edili, con una storia di 152 anni alle spalle.
De Cesare, davanti a una platea gremita, ha puntato il dito direttamente contro il Comune, reo di “non invitare neanche le imprese del Teatino a quelle poche gare indette”. Gli esempi sono soprattutto due, i lavori di ristrutturazione di palazzo d’Achille, la sede storica del Comune, e quelli per la nuova pista dello stadio Angelini.
È dunque la gestione dei lavori pubblici sotto accusa, compreso quella degli uffici del settore per cui è stata denunciata addirittura la possibilità di accesso, visto che la porta sarebbe addirittura chiusa.
“È una situazione che, con i precedenti dirigenti di settore, non era mai accaduta – ha tuonato De Cesare – e lo posso dire io che frequento quegli uffici fin da quando ero bambino e mio padre portava con sé”.
“Il Comune di Chieti penalizza l’imprenditoria locale a vantaggio di quella di fuori provincia e soprattutto di fuori regione – ha continuato il presidente Ance – A partecipare alle gare per i pochi lavori cui potremmo candidarci non veniamo mai invitati”.
“Vado in giro per la città e non vedo più cartelli di ditte locali. Non solo niente più De Cesare, ma anche niente più Di Marzio, Di Vincenzo, Toto o Di Cosmo. Solo ditte di fuori. Una situazione inaccettabile contro cui sono disposto a fare le barricate”, ha concluso.
E infatti sono pronte azioni legali di Ance Chieti che riguarderanno in particolar modo l’appalto di palazzo d’Achille.



