CHIETI – C’è chi è stato ridotto sul lastrico, chi si è indebitato sino al midollo, chi, semplicemente, non riesce a uscire fuori dalla rete del gioco, ormai diventato una vera e propria malattia.

Si parla di gioco d’azzardo patologico, al centro di un convegno che si terrà oggi a palazzo de Mayo a Chieti, organizzato dal Comune teatino su proposta del consigliere comunale Marco Di Paolo, che ha lanciato una vera e propria battaglia contro questo tipo di dipendenza.

Il primo caso da dipendenza da gioco d’azzardo è stato trattato dal Sert di Chieti (Servizio per le tossicodipendenze) nel 2009. Nel 2010 i casi sono saliti a 8, nel 2011 a 9, nel 2013 a 18, e, a metà del 2013, siamo già a 15 nuovi casi.

Complessivamente sono 51 le persone che si sono rivolte alla struttura per denunciare una dipendenza patologica da slot machine, scommesse sportive, poker (compresa la versione on line), casinò e lotto.

L’assessorato comunale alle Politiche sociali, su iniziativa di Di Paolo, ha firmato un protocollo d’intesa con la Asl per meglio prevenire e sensibilizzare contro questo tipo di fenomeno che le cronache nazionali danno in rapida ascesa.

“I dati sono impressionanti – dice il consigliere – l’Italia è al primo posto in Europa e l’Abruzzo è al primo posto in Italia come spesa pro-capite nel gioco d’azzardo”.

“Non vogliamo criminalizzare il gioco e gli aspetti ludici della vita – assicura l’assessore comunale alle Politiche sociali Emilia De Matteo – ma solo far riflettere sul confine che c’è tra gioco e dipendenza patologica da esso”.

Chiacchierando con gli psicologi del Sert si scoprono storie di ogni tipo. C’è è chi è stato ridotto in rovina da questa vera e propria patologia, “ma per fortuna – dice Michele Rella, responsabile del Sert di Chieti – di questi casi non ce ne sono molti, comunque è successo”.

E c’è chi, pur continuando a lavorare, per mangiare deve andare alla Caritas. C’è chi è riuscito a mantenere il proprio lavoro grazie alla “copertura” dei colleghi, ma ormai è totalmente in balia di questa dipendenza, tanto che a casa si ritrova con tutte le utenze staccate.

C’è chi si gioca la pensione o va alle Poste e, invece, di ritirarla, chiede l’intero ammontare corrispondente in “gratta e vinci”.

Gli psicologi del Sert hanno stilato un identikit del dipendente-tipo del gioco d’azzardo: uomo, sposato, con un lavoro, tra i 35 e i 50 anni e spesso con problemi di stress. Si rivolge al gioco proprio per alleviare lo stress, tanto è vero che spesso la dipendenza comincia in corrispondenza del matrimonio o del primo figlio.

Ci sono anche donne, anche se sono una minoranza, e generalmente sono ultrasessantenni.

“A monte, però – conclude la psicologa del Sert Vincenza Fusco – c’è sempre un disagio psichico, una sofferenza che la patologia da gioco d’azzardo non fa altro che aumentare. Un caso è emblematico: un’anziana donna di un paese della provincia di Chieti aveva contratto un debito per svariate migliaia di euro con la ricevitoria dove giocare, tanto da costringere il marito pensionato a riprendere a lavorare per saldare il debito, che lei ha definito ‘la buona uscita per 40 anni di servizio’, facendo intuire il disagio dovuto alla vita matrimoniale”.