CHIETI – Un anziano si ritrova con il libretto di risparmio mezzo prosciugato dalla banca. Senza prelievi, né accrediti di versamenti, nulla che potesse scalare denaro dal libretto.
La storia è stata raccontata da un amico dell’anziano, il presidente della Regione Abruzzo, Giovanni Pace, sul suo sito lettereabruzzesi.org.
Pace intende segnalare quanto accaduto al governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco.
Riportiamo integralmente il racconto della vicenda firmato dall’ex presidente della Giunta.
“È venuto a trovarmi allo studio un mio amico, molto anziano, che, senza perdersi in preamboli, che non avrebbe saputo costruire nella occasione, mi ha posto tra le mani la fotocopia di un libretto di “Deposito di risparmio ordinario” emesso da uno dei più importanti istituti bancari di questo Paese.
Saldo iniziale euro 536.15 a luglio 2007. Ho da subito capito che il mio amico, forse turbato da qualche operazione ritenuta incomprensibile se non irregolare, voleva che esaminassi il libretto con una certa urgenza. Le rilevazioni dei movimenti non mi hanno raccontato prelievi, d’altronde mai effettuati, né indicato “accrediti” di versamenti perché mai eseguiti. Non risultavano calcolati e accreditati interessi lungo il trascorrere delle cinque annualità. Sono risultati esposti, invece, addebiti di 12 euro allo scadere di ogni trimestre: ogni tre mesi il deposito si è impoverito di 12 euro. Il mio povero amico, titolare del libretto che è al portatore, su mia domanda mi ha assicurato che la banca non gli aveva mai trasmesso rendicontazione dei saldi alla fine di ogni anno, né comunicazione in ordine alla sconosciuta strana regola che prevederebbe addebiti di spese per “tenuta” del libretto.
Il saldo del deposito al 30.09.2012 è pari a 284.15 euro, essendosi quello iniziale del luglio 2007 decurtato di 252 euro (sono stati 21 i trimestri trascorsi).
Il mio amico viene a scoprire che le “disponibilità” che aveva affidato alla custodia di una banca che ne certificava il deposito con un “libretto al portatore”, erano state falcidiate a sua insaputa da improbabili competenze bancarie e, al contrario, non incrementate di quanto era legittimo pensare dall’applicazione di interessi attivi. A ben vedere, la sua visita odierna in banca gli è andata bene: se avesse atteso un altro po’ di tempo, non avrebbe trovato più nemmeno la traccia dell’originario deposito, ma un debito. Quanto sopra si è verificato all’interno della ‘giornata del risparmio’ che si sta celebrando in Italia. Così la banca, oggi.
Il mio maestro Mario Mazzantini molti anni fa non me ne aveva parlato in questi termini. Una risposta la devo dare, devo fare qualcosa per togliere dalle ambasce un anziano signore a corto di risorse finanziarie. Cosa? Se la banca in argomento non eliminerà gli addebiti trimestrali, e, come ho chiesto, non accrediterà gli interessi attivi, anche minimi, invierò questa nota al Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, ulteriormente segnalandogli che il mio amico – che non ancora crede che quel che gli è capitato sia vero – ha letto il passo del suo discorso celebrativo della ‘giornata del risparmio’ nel quale commentava la diminuzione del 17% del risparmio, dovuta non solo alla crisi ma anche a una caduta della fiducia dei consumatori nei confronti degli intermediari per operazioni finite sotto la lente dei giudici.
Bankitalia, ha proseguito Visco, “non transige sulla cattiva gestione e utilizza tutti gli strumenti per evitare irregolarità. E Visco è persona seria”.




