CHIETI – Erano circa 500 gli studenti teatini che stamattina si sono rifiutati di oltrepassare il portone di una scuola di cui temono la stabilità.
È lo scientifico “Masci”, l’istituto in rivolta, e con la stessa forma di protesta e simili problematiche anche l’istituto Ferdinando Galiani.
Classi a rischio, aule con pavimenti alzati, infiltrazioni, muri bagnati: la condizione di una scuola che accoglie questi ragazzi inferociti e intimoriti per la proprio incolumità.
Radunati presso la Villa comunale, i rappresentanti d’Istituto hanno tenuto una straordinaria assemblea d’istituto nella quale è stata effettuata una chiamata al 115.
“La struttura della scuola, dopo le alluvioni dei giorni scorsi, è peggiorata. Abbiamo paura, non abbiamo intenzione di stare lì dentro”, spiega ad AbruzzoWeb Paolo Ferrante, uno dei rappresentanti dello Scientifico che sceglie di intraprendere questa protesta improvvisa con in testa un elmetto.
È a capo, insieme agli altri rappresentanti, di un “esercito” di ragazzi che combatte ancora una volta per un diritto mancato: quello di sicurezza.
“Il popolo studentesco è molto partecipe e attivo questa mattina, una presenza inaspettata. Nonostante la protesta sia stata organizzata in poco tempo e per mezzo di un social network ha avuto un ottimo risultato – continua l’agguerrito rappresentante – I ragazzi sono numerosi ed è questo il modo di dimostrare quanto ci tengano alla propria scuola e a battersi per migliorarla”.
In attesa dei vigili del fuoco, i rappresentanti si sono recati in Provincia riuscendo a ottenere un incontro con il presidente, Enrico Di Giuseppantonio, che c’è stato a mezzogiorno.
Nessuna risposta ancora certa, nessuna dimostrazione concreta ma il frutto della rivolta di questa mattina è maturato all’arrivo, nella scuola, dell’architetto della Provincia Francesco Faraone per controllare la struttura dell’edificio.
Una folla di ragazzi che aspettano con ansia un tetto che si possa dire sicuro, un pavimento stabile su cui costruire la loro cultura; ora tocca attendere e sperare che la loro voce, per una volta, possa trovar risposta in concretezza.



