L’AQUILA – “Come candidato governatore del centrosinistra temo più Giovanni Legnini di Luciano D’Alfonso: il primo, anche grazie al ruolo di sottosegretario nel governo, si sta strutturando in tutto Abruzzo, il secondo, invece, lo è solo su Pescara”.

Federica Chiavaroli, senatrice del Nuovo centrodestra, tiene le antenne dritte in vista delle regionali del maggio 2014, senza trascurare però l’altro appuntamento delle urne: le amministrative, che vedranno al voto città importanti come Teramo e Pescara, come spiega in un’intervista a 360 gradi con AbruzzoWeb

“È una scadenza importante: con gli alleati, compresa l’Unione di centro, dovremo sederci a un tavolo per decidere insieme un pacchetto condiviso – annuncia – per questo l’investitura ‘calata dall’alto’ per un mandato bis di Gianni Chiodi, decisa direttamente da Silvio Berlusconi, la ritengo un’uscita scomposta”.

“Chiodi ha lavorato bene, è il presidente della Regione in carica – aggiunge – ma le scelte si fanno di comune accordo e per vincere serve l’unità”.

“Altrimenti – sottolinea la Chiavaroli – si rischia di rovinare i rapporti cordiali che abbiamo con i ‘cugini’ di Forza Italia, nonostante i tentativi dei ‘falchi’ romani di alzare i toni dello scontro”.

Sul futuro del movimento nato dopo la scissione del Popolo della libertà, è stato abbozzato un percorso: “Per il momento il partito è retto da un gruppo di cui fanno parte i parlamentari (oltre lei il senatore Paolo Tancredi e il deputato Filippo Piccone, ex coordinatore abruzzese del Pdl, ndr) e i quattro consiglieri regionali”, ovvero Lanfranco Venturoni, Angelo Di Paolo, Nicola Mincone e Walter Di Bastiano.

“Ma presto allargheremo agli altri amministratori di vertice, come il sindaco di Chieti, Umberto Di Primio, e i presidenti delle Province dell’Aquila, Antonio Del Corvo, e di Teramo, Valter Catarra – prosegue la senatrice – in attesa del congresso nazionale di marzo, cui faranno seguito quelli locali”.

Tra le priorità dell’Abruzzo, che dovranno divenire la spina dorsale del programma di governo per i prossimi 5 anni, la Chiavaroli individua due temi fondamentali: “passare dalla fase del risanamento a quella dello sviluppo, investendo su lavoro e imprese e fare la voce grossa nella Capitale per chiedere risorse per le calamità che hanno colpito la regione, a partire dal terremoto dell’Aquila”.

Sulla ricostruzione, infatti, ci sono ancora battaglie da combattere: “Purtroppo le casse dello Stato sono vuote, quel poco che riusciamo a strappare ogni volta costa fatica e impegno”.

“Però segnali ci sono e alcuni risultati sono arrivati – dice ancora – grazie alla collaborazione con la collega Stefania Pezzopane del Partito democratico, mentre gli altri sono stati un po’ assenti, forse perché non hanno tutti i giorni sotto gli occhi il disastro del ‘cratere’ sismico”.

“Io, invece – prosegue – nel capoluogo ci sono venuta tutti i giorni durante il mio incarico in Consiglio regionale, L’Aquila l’ho vissuta a fondo e la amo, e vorrei vederla rinata il prima possibile”.

Gettando uno sguardo sull’altro fronte dello schieramento politico, la senatrice si dice “preoccupata per la piega che sta prendento il Pd dopo l’elezione di Matteo Renzi a segretario nazionale”, il sindaco di Firenze “è uno spregiudicato disposto a tutto pur di arrivare al potere, è continuamente in campagna elettorale e alla cultura di governo preferisce inseguire gli umori dei tweet”.

Lo stesso Renzi che aveva giudicato “una porcata” l’emendamento a firma della Chiavaroli che prevedeva una penalizzazione economica per i Comuni impegnati nella campagna anti-slot machine, norma contestatissima e poi cassata.

“Era un provvedimento chiesto dal governo e siccome il sottosegretario con delega ai giochi è del Ncd è toccato a me siglarlo, ma non è stata una mia iniziativa”, si difende.

“Detto questo – prosegue – non si possono chiudere gli occhi davanti a un’evidenza: a me il gioco non piace, anzi, lo schifo, però dalle concessioni lo Stato incassa 8 miliardi l’anno, e le amministrazioni che impediscono l’apertura di nuove sale slot stanno causando dei contenziosi con i Monopoli, che rilasciano le licenze”.

“L’emendamento è stato mal interpretato – conclude – e Renzi su questa cosa ci ha inzuppato il pane, a dimostrazione che cerca solo di minare la stabilità dell’esecutivo retto da Enrico Letta“.