L’AQUILA, 25 MAGGIO – Il Comune ha trovato casa, l’Università ha trovato casa, il Tribunale ha trovato casa, e così via: a oltre un anno dal terremoto, bene o male tutti gli enti si sono organizzati con sedi provvisorie, in attesa di tornare in quelle storiche, o nuove di zecca, e in prospettiva definitive. Caso unico di istituzione rimasta al palo, la biblioteca del capoluogo, intitolata a Salvatore Tommasi. Grazie all’impegno del personale, infatti, gli oltre 250 mila volumi sono trasportati dalla storica sede dei Portici della Provincia in un capannone nel nucleo industriale di Bazzano. E lì sono rimasti, chiusi dentro gli scatoloni.

Motivo dell’impasse? La lentezza burocratica dell’asta per acquistare gli arredi, tavoli, sedie e scaffalature. Roba da non crederci. Di recente il presidente della Provincia, Antonio Del Corvo, ha assicurato tempi rapidi contro le scartoffie per cominciare a rendere utilizzabile l’edificio. Ma i dubbi rimangono, soprattutto sulla localizzazione della struttura a Bazzano (Bazzano?). Dubbi ribaditi anche da uno che di biblioteca se ne intende, lo storico aquilano Raffaele Colapietra, un fedelissimo della “Tommasi”: “Così come essa – ha scritto in una nota – brillantemente e doverosamente era situata da più di un secolo e mezzo nel cuore pulsante della città, a concludere il salotto all’aperto dei portici, a dialogare degnamente con la Torre di palazzo, così oggi va impiantata là dove c’è più gente, dove più facilmente la si può raggiungere, intatta com’era il 4 aprile”.

Parole sante. Che però probabilmente cadranno al vuoto. La nuova “biblioteca” (a oggi, un ammasso di scatoloni), sempre Del Corvo dixit, non potrà essere spostata: troppo avanti sono i lavori per fare scelte diverse. Insomma, la frittata è fatta e adesso non resta che mangiarsela. Non appena arriveranno i tavoli naturalmente. (alb. or.)