L’AQUILA – Il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, è il primo abruzzese a comparire, in 18ª posizione, nella classifica nazionale dei sindaci più apprezzati d’Italia, seguito dal primo cittadino di Chieti, Umberto Di Primio, in 30ª posizione. Assenti il sindaco di Pescara, Luigi Albore Mascia, e quello di Teramo, Maurizio Brucchi.

Sono i dati della 19ª edizione di Monitorcittà, relativa al primo semestre 2013 e realizzata da Datamedia Ricerche.

In particolare, con un indice di gradimento di 58,2 punti, Cialente cresce di 0,3 punti percentuali rispetto ai 57,9 del secondo semestre 2012 (55,6 nei primi 6 mesi dello scorso anno).

Di Primio, invece, con 55,8 punti sale dello 0,2% rispetto ai 55,6 punti del secondo semestre dello scorso anno (55,9 nei primi sei mesi del 2012).

Nella graduatoria sono presenti solo i sindaci di capoluoghi di Provincia che abbiano raggiunto un punteggio superiore al 55%, calcolato sulla base di un giudizio espresso dai cittadini; 36, nel complesso, gli amministratori che hanno superato tale punteggio.

A livello nazionale in testa alla classifica ci sono i sindaci di Lecce, Paolo Perrone (62,8 punti), Pordenone, Claudio Pedrotti (62,8), e Verona, Flavio Tosi (62,2). Chiude la graduatoria il primo cittadino di Trieste, Roberto Cosolini (55).

CIALENTE: “SALGO NONOSTANTE LE MIE PROTESTE”

“Da quando vado in bicicletta sono sempre in salita”, scherza Cialente nel commentare i dati con AbruzzoWeb, facendo riferimento a una sua celeberrima intervista mobile su un tandem che è divenuta tormentone su YouTube.

Poi torna serio: “I sindaci che sono vicini a me in questa graduatoria gestiscono città tranquille – evidenzia Cialente – ma riuscire a centrare questo risultato in una realtà come quella dell’Aquila post-sisma, che non è certo normale, è una grossa cosa”.

Cialente fa notare inoltre che la sua crescita in graduatoria pesa “soprattutto perché arriva dopo quella che chiamano ‘la sceneggiata’”, ossia la clamorosa protesta per i soldi della ricostruzione con la riconsegna della fascia da sindaco al Quirinale e la rimozione del tricolore dagli uffici pubblici.

“La gente avrà capito che abbiamo preso il famoso miliardo grazie a quella. Ora ce ne vorrà un’altra? Penso proprio di sì, e forse anche un corteo a Roma”, conclude. Alberto Orsini